L’inchiesta sull’attentato contro Sigfrido Ranucci continua a concentrarsi sul rapporto tra il conduttore di Report e Valter Lavitola, indicato dallo stesso ex direttore dell’Avanti! come il mandante dell’azione. Al centro degli accertamenti ci sono soprattutto le informazioni che Lavitola avrebbe condiviso con Ranucci nelle settimane successive all’esplosione. Secondo quanto riportato da ilGiornale, gli investigatori stanno analizzando in particolare l’ultima telefonata tra i due, avvenuta la notte della perquisizione. Gli inquirenti non escludono che nella conversazione possano emergere elementi utili a comprendere quanto Ranucci sapesse delle intenzioni dell’amico.
Il telefono di Lavitola potrebbe rappresentare una delle chiavi dell’indagine. Dai dispositivi sequestrati sarebbero emersi messaggi nei quali il faccendiere indirizzava Ranucci verso diverse piste investigative, compresa quella di un possibile coinvolgimento di servizi segreti stranieri. Una ricostruzione che la gip Iole Moricca avrebbe definito una “bufala”, ritenendola priva di riscontri. Particolare attenzione viene inoltre riservata ai rapporti tra Ranucci, Lavitola e Clesio Gomes Tavares, considerato un possibile intermediario nell’organizzazione dell’attentato. Gli investigatori stanno cercando di stabilire se Ranucci fosse consapevole di informazioni rilevanti e se alcune comunicazioni siano state successivamente utilizzate per orientare le indagini.
Resta quindi uno dei principali interrogativi dell’inchiesta: quanto sapeva realmente Ranucci delle intenzioni di Lavitola? I milioni di dati presenti nei dispositivi sequestrati potrebbero fornire nuovi elementi per chiarire la vicenda e verificare l’ipotesi di un possibile depistaggio.




