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La democrazia secondo Grillo:avvocato licenziato dal M5Sper i post di cinque anni fa

Beppe Grillo

Andrea Tempestini
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  Chi non si ricorda l'invio dei curricula al M5s, le offerta di lavoro degli «onorevoli cittadini»?  Quello che pochi sanno è come sono andate a finire, in realtà, le cose. I professionisti assunti, infatti, sono finiti tritati nelle lotte intestine ai Cinquestelle, cacciate o rimossi. Il caso dei  portavoce è soltanto la punta di un iceberg. Ne sa qualcosa Massimiliano Cardullo, avvocato penalista. Già dipendente dell'ufficio legislativo del gruppo di Fli a Montecitorio, ha raccontato la sua vicenda in una lettera indirizzata all'ufficio di presidenza della Camera. Il 27 marzo ha sostenuto un colloquio («al quale hanno partecipato il capo dell'Ufficio legislativo del Gruppo, Emanuele Montini, e i deputati  Cozzolino, Gallinella e Spessotto»), consistito nell'esame del curriculum e un test scritto in tema di diritto parlamentare. «L'esito positivo del colloquio mi è stato comunicato il pomeriggio stesso e ho cominciato a prestare la mia opera presso il Gruppo M5s come responsabile delle Commissioni Finanze e Politiche Europee», racconta nella lettera.    Cardullo ha subito avuto una scrivania e un pc. «Da quel momento», ricorda, «ho cominciato a prestare la mia opera, dalle 9 alle 20, come può facilmente accertarsi mediante la verifica all'ingresso di via Uffici del Vicario, ricevendo anche attestati di stima che conservo tra le mie mail». Il lavoro, però, non è bastato. «L'8 aprile mi veniva informalmente comunicato che la mia posizione lavorativa sarebbe stata al vaglio di un'assemblea dei deputati, essendo io stato accusato di essere massone, avvocato colluso con mafiosi e candidato in precedenza in una lista civica», scrive ancora. Accuse false, risponde l'avvocato, che minaccia addirittura querela. Scrive ancora Cardullo nella lettera indirizzata anche a Laura Boldrini: «Nel pomeriggio entravano nel mio ufficio i deputati Manlio Di Stefano e Filippo Gallinella, i quali mi comunicavano l'interruzione del mio rapporto di lavoro con la motivazione che dal mio profilo Facebook avrei pubblicato nel passato, in un momento molto antecedente al mio arrivo al Gruppo, delle critiche al M5s, ribadendo di aver nulla da eccepire circa la mia competenza tecnica e professionale dimostrata». La colpa imperdonabile, dunque, è quella di essersi permesso di criticare Beppe Grillo un secolo fa, ben prima delle elezioni. Non c'è stato verso, il rapporto lavorativo si è interrotto, alla faccia del curriculum e dell'esperienza. «Certamente per chi fa della trasparenza e del merito una propria bandiera allontanare un lavoratore con motivazioni assolutamente generiche sulle  sue opinioni personali è quantomeno contraddittorio», accusa l'avvocato. Chissà che, un giorno, non se ne renda conto anche Beppe Grillo.  

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