Enrico Letta non ci sta. Il premier pensa anche al suo di futuro e non è disposto a restare col cerino in mano. Non vuole farsi bruciare dalla situazione che si è creata dopo la sentenza di condanna e del Cavaliere e che mina le già traballanti larghe intese. Non vuole perdere la faccia davanti agli elettori. La tregua con il Pdl potrebbe saltare molto presto. D'Altronde il segretario Guglielmo Epifani è stato chiarissimo, in un'intervista al Corriere della Sera ha di fatto chiesto a Silvio un passo indietro e a Letta ha detto che se il Pdl "perde la testa" bisogna agire di anticipo. Evitare di farsi bruciare, dev'essere Letta a staccare la spina. Per non presentarsi alle elezioni con il "peso" di aver accettato le condizioni degli azzurri. Il destino di Letta s'incrocia con quello del Pdl: bisogna capire come evolve, che sbocco avrà lo scontro tra falchi e colombe. Il Pdl dal canto suo pensa al voto anticipato se a Silvio non sarà restituita "agibilità politica" in modo che possa fare campagna elettorale da uomo libero e "giocarsi" la carta della riforma della giustizia. Deberlusconizzazione del Pdl - Bisogna capire se, come insinua qualche azzurro al quotidiano Repubblica, si riuscirà a staccare il destino del partito da quello di Berlusconi. Intanto il Pd pensa a un piano B. In sintesi è questo: se il Pdl insiste con il salvacondotto, Letta sarà costretto a dimettersi. prenderà inm cotnropiefe gli azzurri e potrà poi "rivendersi" las celta davanti ai militanti evitanto che si ripeta così l'"effetto Monti". In questo scenario Letta potrà sfidare Matteo Renzi nella corsa a Palazzo Chigi e si separerebbero la carcica di segretario da quella di premier. La linea del Pd è ormai chiara: se il Pdl insiste con il salvacondotto, se le colombe non riescono a deberlusconizzare il Pdl, si andrà al voto a novembre. Ma a staccare la spina sarà Letta stesso.




