"Presidente sono contrario a dimettermi da parlamentare, ma posso dimettermi da ministro. Ma sappia una cosa: io non voterò mai la sfiducia al governo". Le parole di Gaetano Quagliariello hanno colpito il Cav. Berlusconi ha capito che la situazione è critica. Non tutti nel Pdl sono pronti a seguirlo in una eventuale crisi di governo. L'appuntamento tra lunedì e martedì, giorni in cui Enrico Letta chiederà la fiducia alla Camera e al Senato diventa un passaggio cruciale per lo stesso Berlusconi. Tra gli azzurri è tornata la prudenza. Letta di fatto vuole sfidare il Pdl e cercare in parlamento quella verifica e quella solidità della maggioranza che fuori dal Palazzo di fatto non esiste da tempo. Il Cav comunque non vuole responsabiltà su una crisi di governo che potrebbe essere alle porte. Silvio in tutti i suoi interventi e anche nell'ultimo videomessaggio per il lancio di Forza Italia non ha mai detto di "voler staccare la spina" al governo Letta. Una scelta quella dell'ex premier che sottolinea come Berlusconi tenga alla tenuta delle istituzioni e alla stabilità del governo. Letta chiede la fiducia per poter continuare nellì'azione di governo. Le condizioni di Alfano a Letta - Sull'altare delle beghe di maggioranza il premier ha sacrificato l'Iva che senza decreto per lo "stop", molto probabilmente aumenterà già dall'1 ottobre. E così il premier ha dovuto accettare un compromesso. Alfano ha parlato chiaro: "Enrico, noi ti votiamo la fiducia se tu però freni il Pd sul fronte decadenza. La questione giustizia non può essere secondaria". La strategia di palazzo Grazioli è chiara: puntare tutto sul ricorso alla corte Costituzionale sulla legge Severino. Il filo con il Colle non si è mai spezzato. Trattativa col Colle - Napolitano fa il duro, ma le trattative vanno avanti. Il Pdl aspetta un segnale dal Colle. Il gesto di Re Giorgio dovrebbe essere il rinvio della legge Severino alla Consulta perchè si valutino i vizi di costituzionalità. In questo momento i falchi dunque subiscono una battuta di arresto. Le colombe tirano il fiato e provano a trovare un' exit strategy per il Cav. Berlusconi non ha mai parlato di crisi di governo. Ha solo chiesto una via d'uscita nel rispetto delle regole per preservare la sua agibilità politica che significa una cosa sola: rappresentare 10 milioni di elettori. Letta e Re Giorgio lo sanno. Intanto però in Forza Italia le spaccature continuano a farsi sentire e si appiattiscono sempre più sul bipolarismo "governo sì - governo no". Forza Italia divisa - Sandro Bondi ormai appartiene definitivamente alla fornda dei falchi e ha già fatto sapere che per lui "il governo è già finito" e che "Letta deve solo salire al Colle per rassegnare le dimissioni". Dall'altro lato c'è Renato Brunetta che invece predica prudenza: "Siamo consapevoli che il governo deve andare avanti. La fiducia non è in discussione, ma nessuno può ignorare la questione giustizia. La fiducia passa anche da questo". Insomma le due anime azzurre continuano a beccarsi. Ma entrambe vogliono una sola cosa: il rispetto per la rappresentanza politica di Berlusconi e per i suoi elettori. (I.S.)




