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Mario Mantovani: "Forza Italia mi ha lasciato solo. Addio Berlusconi, vado con Giorgia Meloni"

Davide Locano
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Dopo l'ingresso di Simone Furlan, Giorgia Meloni aggiunge una nuova freccia al suo arco. È il caso di Mario Mantovani, ex vicepresidente della Regione Lombardia. Un forzista della prima ora, che nonostante tutto si definisce ancora «un amico di Berlusconi», ma «dispiaciuto» perché, dice, «non può uscire dalla storia così, senza dignità». In mezzo c'è il rinnovamento del suo vecchio partito, la necessità di trovare sotto la guida di Antonio Tajani nuovi volti e di una svolta moderata. Mantovani approda a Fratelli d'Italia assieme all'associazione “Noi Repubblicani”, nata proprio per tenere unito il centrodestra. Addio a Fi, perché? «Perché Forza Italia non è più governata da Silvio Berlusconi, uomo che conosco e con cui ho collaborato con lealtà per ben 22 anni. È stato un grande leader, ma non si è mai circondato di persone sincere. Oggi è un leader virtuale e il partito è un insieme di egoismi e ambizioni smodate, incapace di valorizzare gli amministratori locali, come fanno invece sia la Lega che Fratelli d'Italia». Leggi anche: Clamorosa Mussolini, strappo totale con Forza Italia e Cav Cosa pensa delle ultime nomine? «Sono amico di Tajani ma non credo possa governare il partito, e poi c'è Galliani, pur riconoscendogli indiscusse doti in ambito sportivo, non vorrei che finisse col venderci alla Cina!». Qual è stato il punto di caduta? «Ho partecipato a sei competizioni elettorali e, grazie a Fi e a Berlusconi, ho sempre ottenuto dei risultati straordinari. Eppure, in un momento di difficoltà mia personale, non ho sentito l'umanità necessaria. Pensi che quando ero in carcere è venuto a trovarmi Matteo Salvini e non Maria Stella Gelmini, è venuta Daniela Santachè e non si sono presentati nomi eminenti di Forza Italia». Perché Fratelli d'Italia? «Per riconoscenza, perché invece di percepirmi come un problema mi hanno accolto come una risorsa». Cosa ne pensa del partito unico? «Penso che i tempi non sono maturi, forse si potrebbe pensare ad una federazione». (G.S.)

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