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Luigi Di Maio, il suicidio alle Europee: vuole candidare Alfonso Pecoraro Scanio

Davide Locano
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Non solo la crisi di consenso. Ora, Luigi Di Maio, deve affrontare anche una (nuova) rivolta interna al M5s. Rivolta che lo pone nel mirino. La ragione? La decisione del leader di candidare alle elezioni Europee dei capilista esterni. Un'idea che ha avanzato ai primi di dicembre agli eurodeputati grillini. Idea che però non è piaciuta affatto al M5s. Di Maio, in buona sostanza, per raccattare qualche voto in più (almeno così spera) vorrebbe puntare su esponenti della società civile, professori e professionisti, come spiega Il Fatto Quotidiano. Figure, ha spiegato il capo politico M5s in una riunione, "che ci potrebbero far prendere più voti, anche fuori del nostro bacino abituale". Leggi anche: Di Maio e la pagliacciata del team "mani di forbice" Insomma, eletti senza passare per la pagliacciata delle parlamentarie: una scelta contestata dagli eletti grillini ma anche dalla base. I capilista non dovrebbero "sudarsi" la posizione, preziosissima alle Europee, basate sulle preferenze. I gruppi uscenti, decisi a ricandidarsi in massa, ovviamente si oppongono. "Noi siamo il Movimento, lavoriamo da anni con gli attivisti e le associazioni, e ora dall'alto ci calano chissà chi", raccoglie uno sfogo anonimo sempre Il Fatto, house organ grillino. E tra i "nomi esterni" ne spunta uno davvero peculiare: la voce che circola tra gli eurodeputati indica Alfonso Pecoraro Scanio, ex ministro e leader dei Verdi, in ottimi rapporti in particolare con Vincenzo Spadafora, sottosegretario alla presidenza del Consiglio e vicinissimo proprio a Di Maio. Il M5s nega, la voce resta: se davvero candidassero Pecoraro Scanio verrebbe infranta l'ennesima regola dei grillini, quella che vieterebbe di candidare esponenti che hanno militato in altri partiti politici.

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