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Il retroscena

Paolo Becchi: il piano di Giuseppe Conte per far fuori Matteo Salvini

10 Gennaio 2019

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Paolo Becchi: il piano di Giuseppe Conte per far fuori Matteo Salvini

Che la cosa dovesse prima o poi accadere, c'era da aspettarselo. Quando un partito, come il M5S, non è in grado di esprimere dal suo interno una leadership forte, una classe dirigente autorevole e si trova costretto a pescare fuori dalle sue acque, i problemi non possono tardare a manifestarsi. Certo nasceranno comunque non appena la Corte Costituzionale sarà chiamata a pronunciarsi sul "Decreto Sicurezza". Ciò che Salvini ha fatto, sarà infatti presto disfatto da una Corte dominata, anche per colpa dell'incompetenza dei Cinque Stelle, da esponenti di area "piddina".

Leggi anche: Salvini, occhio al premier Conte: sondaggio da incubo. Quella domanda scomoda di Masia. Perché ora trema

La novità, però, è che forse non ci sarà neppure bisogno di attendere la Consulta. Il gruppo di potere e di interesse che è legato al premier Conte, infatti, ha deciso che i tempi sono ormai maturi per giocare la propria battaglia contro l' alleato scomodo, Salvini. L'«avvocato del popolo» è sempre stato, ed è ancor di più oggi, l'«avvocato del diavolo», un uomo di potere, un uomo dalle amicizie importanti, a cominciare da quella con Guido Alpa, a cui deve tutto: carriera universitaria e carriera forense. Il legame tra i due è ormai noto a livello nazionale - e non solo accademico - , dopo le inchieste e lo scandalo del concorso alla Sapienza del settembre scorso, che ha costretto il premier a fare marcia indietro. Inutile ricordare, poi, gli strettissimi contatti tra Alpa e Giorgio Napolitano.

Conte è stato collega, presso la Luiss di Roma, del figlio di Mattarella, Bernardo Giorgio, il quale oggi insegna a Tor Vergata, insieme al figlio di Giorgio Napolitano, Giulio. Rapporti di "colleganza", dunque, in cui si intrecciano i figli professori e i padri politici.

Conte non è mai stato, insomma, un "uomo qualunque". È un uomo che risponde a un determinato e preciso ambiente, in cui si sono incontrati - dietro la "legittimazione" data dai rapporti accademici - affari e politica. E ora questo gruppo di pressione, di interessi, ha dato il via al suo attacco a Salvini. Mentre il ministro Salvini, infatti, continua ad urlare su Twitter («non molliamo!»), sui migranti le decisioni le prende Conte.

Salvini si trova così, per la prima volta, in una posizione difficilissima, da cui non sa come uscire. Se, infatti, perderà credibilità sul tema dell' immigrazione - e l' intento di Conte non ha altro scopo che questo -, la ricaduta in termini elettorali potrebbe essere violentissima. Se Conte riuscirà a convincere gli italiani che Salvini promette ma non mantiene, il leader della Lega non avrà scampo.

Il popolo potrà anche dimenticare le fatture elettroniche, le accise sui carburanti, una flat tax solo agli inizi, la questione del deficit sforato sfiorato e poi affondato, ma se Salvini cede anche sul suo cavallo di battaglia pagherà uno scotto politico molto alto. Sia chiaro: Conte non è un uomo del M5S. È un uomo di cui il M5S è stato convinto a servirsi, e sul quale non ha fatto - per la sua impreparazione - bene i conti.

Conte ha cominciato ora la sua partita per fermare l' ascesa di Salvini. Ma dietro di lui ci sono quei "salotti" e quei "poteri forti" che ben vedono all' orizzonte una nuova possibilità: far fuori Salvini, indebolirlo prima delle elezioni europee, non per andare alle urne ma per formare un Conte-bis fondato sull' alleanza tra M5S e Pd, una volta eliminato Renzi. I numeri per il ribaltone ci sono. Il piano è ora chiaro, i tempi della sua realizzazione non ancora.

di Paolo Becchi

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Commenti all'articolo

  • rossini1904

    11 Gennaio 2019 - 00:30

    Io invece credo tutto il contrario. Sono convinto che se i sindaci, la magistratura, la corte costituzionale, il presidente della Repubblica cospireranno tutti insieme appassionatamente per tentare di disfare quel che Salvini ha fatto, questo si ritorcerà contro di loro. Si risolverà in un moltiplicatore di consensi proprio a favore di Salvini che, alle prossime elezioni, supererà da solo il 40%.

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