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Luigi Di Maio, l'ordine al M5s è partito: bastonare Matteo Salvini ogni volta che si può

Giulio Bucchi
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Ci hanno messo un po' a capirlo, ma alla fine i Cinque Stelle ci sono arrivati: il punto non è che Matteo Salvini guadagna voti, è che li prende tutti a loro. Se i sondaggi dicono che Forza Italia, Pd e Fratelli d' Italia sono stabili, la Lega continua a salire e il M5S prosegue la propria discesa, non occorrono algoritmi sofisticati per concludere che uno dei due alleati sta crescendo a discapito dell' altro e che quello del governo è un gioco a somma zero. Una rivelazione che ha cambiato l' atteggiamento dei grillini verso la Lega. Leggi anche: "Cosa proprio non riesce a capire". Diciotti, la Bongiorno umilia Di Maio Luigi Di Maio e i suoi hanno deciso che da adesso in poi ogni scontro con il Carroccio vale doppio e, siccome hanno da recuperare una decina di punti, debbono portare a casa più risultati possibile. Vale per il processo al ministro dell' Interno sul caso Diciotti, per il varo della legge sulla legittima difesa, per l' autonomia delle Regioni del Nord, per le trivelle in Adriatico, per l' acqua pubblica, per i temi etici e persino per il Venezuela. Vale, soprattutto, per l' Alta velocità. Nessuno di questi dossier dovrà concludersi con una vittoria di Salvini, al quale non possono permettersi di regalare ulteriori consensi. Una linea di intransigenza totale riassunta bene dal sottosegretario Stefano Buffagni: «Se la Lega crede sia opportuno far cadere il governo per la Tav, per noi non è un problema». Non basta. Ogni occasione per bastonare il loro unico vero avversario elettorale dovrà essere sfruttata appieno. In questo procedimento di rieducazione e ridimensionamento dell' alleato cresciuto troppo, il partner naturale dei Cinque Stelle sono le procure. Quella di Roma ha persino iscritto il ministro dell' Interno nel registro degli indagati, assieme al guardasigilli Alfonso Bonafede, per il reato di mancata tutela della dignità del terrorista Cesare Battisti, a causa del trattamento ricevuto al suo arrivo nell' aeroporto di Ciampino. È durata il tempo necessario a capire che la cosa non stava in piedi e sarebbe stato più saggio chiedere l' archiviazione: la decisione è in mano adesso al tribunale dei ministri. Tanto, le occasioni per mettere Salvini alla sbarra non mancheranno. La più ghiotta è quella per l' accusa di aver sequestrato i 177 immigrati a bordo della nave Diciotti. Tra i pentastellati, molti sognano di sottoporlo a un doppio giudizio: prima di affidarlo al tribunale, lo si potrebbe far processare sulla piattaforma online dai loro iscritti, che si sa come la pensano in materia di manette. «In casi come questo, che mettono in discussione la nostra ideologia portante, va coinvolta la base», argomenta uno dei loro senatori, Emanuele Dessì. La banale verità è che stanno cercando l' umiliazione del segretario leghista su ogni argomento. Danilo Toninelli spedisce la relazione tecnica sulla Torino-Lione prima ai ministri francesi che ai suoi colleghi del Carroccio e poteva davvero risparmiarsela: il documento è stato scritto da un pool di "specialisti" contrari all' opera e si sa da mesi che, dopo qualche paginata di supercazzole, giungerà alla conclusione che l' opera non va fatta. La senatrice Paola Nugnes si dichiara contraria all' autonomia fiscale chiesta dal governatore veneto Luca Zaia e lo fa dicendo che «qui ci giochiamo tutto non solo come movimento che ha preso i suoi voti al Sud, ma come cittadini del Sud, come professionisti del Sud e come gente del Sud» (nel caso non fosse chiaro quali interessi difende il M5S). La nuova legge sulla legittima difesa doveva essere approvata entro febbraio; poi dal ministero della Giustizia, retto dal grillino Bonafede, è saltato fuori che nel testo c' è un problema tecnico e dunque slitta tutto almeno di un mese. Nel decreto sulle semplificazioni gli uomini di Di Maio hanno imposto una moratoria di 18 mesi sulle trivellazioni in Adriatico; «Iniziativa che non condividiamo e che aumenterà ancora di più la dipendenza dall' estero del nostro Paese», lamentano dalla Lega. Aggredito su tutto, Salvini ascolta con attenzione crescente i tanti, tra i suoi, che gli consigliano di rompere l' accordo di governo. Tentazione che serpeggia pure tra i grillini. «L' importante è che la colpa se la prendano loro», ragionano gli uni e gli altri. Difficile che duri. di Fausto Carioti

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