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Diciotti, Luigi Di Maio allo sbando: "L'asticella del 70%", a cosa si aggrappano pur di non far crollare tutto

Giulio Bucchi
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Lo sbando del Movimento 5 Stelle è tutto in un ragionamento: "l'asticella del 70%". Incapaci di decidere politicamente se salvare o meno l'alleato Matteo Salvini dal processo sul caso Diciotti, e soprattutto senza il coraggio di dare seguito alle parole e auto-denunciarsi fin da subito come corresponsabili della gestione del caos migranti, Luigi Di Maio e compagni si sono affidati al voto degli iscritti grillini su Rousseau, che lunedì emetteranno il loro verdetto.  Leggi anche: "Perché ora Salvini si sente blindato". Sui 5 Stelle la clamorosa Spada di Zuccaro Secondo un retroscena del Corriere della Sera, sull'asse Palazzo Chigi-Casaleggio sperano in un doppio "miracolo". "Tentare di convincere Salvini a rinunciare allo scudo di Palazzo Madama", scrive il quotidiano, un pressing disperato portato nelle ultime 24 ore. Il secondo miracolo "è convincere Alessandro Di Battista a scendere in campo in difesa di Salvini" per orientare il voto degli iscritti. Ma c'è un'altra questione, tutta interna ai 5 Stelle: contare sul fatto che il 70% della base si esprima contro il processo, isolando in tal mondo la fronda che in Parlamento è già pronta a silurare Salvini.

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