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Matteo Renzi, il piano della scissione il giorno dopo il voto: mossa kamikaze in stile Macron

Gino Coala
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C'è un esito già chiaro sul voto per le elezioni Europee che riguarda il Partito democratico di Nicola Zingaretti. Dopo il 26 maggio, che lo voglia o meno il segretario dem, il suo partito subirà un'amputazione dolorosa quanto sanguinosa. A prescindere da quale sarà il risultato del Pd, le truppe ancora vicine all'ex premier Matteo Renzi dovranno decidere se restare in quel partito sempre più claustrofobico e "sovietizzante", come riporta Alessandro Giuli sul Tempo, oppure andare via, sperando di sopravvivere a bordo di una nuova zattera. Leggi anche: Renzi cancella il Pd: "Prima delle politiche deve esserci un nuovo centrodestra" Che Renzi non sia per niente d'accordo con la nuova linea imposta dal governatore del Lazio, lo si è capito già nel modo in cui è stata impostata la campagna elettorale dem. Nei suoi interventi sempre più distaccati da quelli organizzati sotto le insegne Pd, Renzi ha ripetuto fino alla noia che le elezioni si vincono al centro, non raccattando gli avanzi della sinistra ormai fuori dal tempo. Zingaretti la pensa in modo opposto, rincorre gli scissionisti come Pierluigi Bersani e Pietro Grasso, e rincorre senza grandi risposte la Sinistra di Nicola Fratoianni. A determinare un'accelerata della nuova scissione Pd sarà il risultato che la lista di Zingaretti riuscirà a ottenere dalle urne. Se non andrà oltre il 20%, all'ex premier fiorentino non resterà che prendere atto della crisi irreversibile del Pd e si sgancerà, magari per mettere in piedi un surreale movimento in stile En Marche, sulle orme di Emmanuel Macron, non proprio il politico più stimato dagli italiani. Ma tant'è, le speranze dell'ex sindaco di Firenze puntano a creare una nuova casa dei moderati, accogliente anche per chi, per esempio, è in fuga da Forza Italia e non ha nessuna intenzione di affidarsi mani e piedi alla morsa della Lega di Matteo Salvini.

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