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Crisi di governo, il voto M5s per la von der Leyen il punto di non ritorno: retroscena

Davide Locano
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La crisi di governo era nell'aria da tempo. Se non mesi, almeno da settimane. Per certo dopo il voto alle Europee, o meglio durante la campagna elettorale, qualcosa - di grosso - si era rotto nel rapporto tra Lega e M5s. Troppi attacchi, scomposti e reciproci. Lo showdown si è consumato dopo il voto al Senato sulla mozione relativa alla Tav, voto sul quale la spaccatura è arrivata anche in aula. Ma come nota Franco Bechis, quel voto (suicida per il M5s) può sembrare un pretesto: la posizione dei grillini - che comunque, bene ricordarlo, hanno votato anche contro Giuseppe Conte, il loro premier che aveva detto "sì" all'alta velocità - era nota da tempo. Si indaga, così, sulla vera origine della crisi di governo. Sull'evento che ha scatenato una sequela irreversibile di avvenimenti. Evento che cade ben prima il rifiuto di dimettersi opposto mercoledì sera da Conte a Matteo Salvini, un rifiuto arrivato quando ormai il leader della Lega aveva già deciso di archiviare l'esperienza gialloverde. E un'ipotesi suggestiva e convincente la offre un retroscena de La Stampa, che rintraccia nell'elezione di Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione europea l'origine del crac. Il M5s votò a favore, la Lega contro. La polemica fu veemente, le accuse incrociate e durissime. Leggi anche: Salvini, il pazzesco lapsus dello scorso 19 aprile Quello, probabilmente, il punto di non ritorno. Salvini ha martellato a lungo sull'Europa da cambiare, da rinnovare, da stravolgere. Ed in quel momento, con l'elezione della Von der Leyen, di fatto è stato creato quello che il quotidiano di Torino, riprendendo le parole del leghista Antonio Maria Rinaldi, definisce "un cordone sanitario attorno ai sovranisti della Lega". Rinaldi, infatti, da tempo sostiene che al Parlamento europeo sia in atto una ghettizzazione del fronte sovranista. Un processo di esclusione il quale il M5s ha preso parte attiva, nel modo più drastico: votando la tedesca e fedelissima di Angela Merkel. Un segnale che, probabilmente, Salvini ha percepito come definitivo. Il punto di non ritorno che ha portato, con i suoi tempi, alla crisi aperta nelle ultime ore.

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