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Matteo Renzi contro Alfonso Bonafede: "Distante anni luce, tintinnio di manette". Ma sul governo...

Davide Locano
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Mister cinque per cento scarso, ovvero Matteo Renzi, continua a riempire pagine e pagine dei giornali. Oggi è il turno di un'intervistona al Corriere della Sera, in cui scaccia le accuse di voler minare il futuro del governo: "Se c'è chi pensa al voto lo dica. Io non voglio staccare la spina, la ho attaccata", rivendica ancora la nascita dell'inciucio giallorosso, aggiungendo che "si va avanti fino al 2023". Dunque il leader di Italia Viva annuncia ulteriori e imminenti adesioni al suo partito, insomma continua a "terrorizzare" forze teoricamente alleate al governo e ad ammiccare a Forza Italia. Ma è quando si parla del carcere agli evasori e di Alfonso Bonafede che si comprende come questo esecutivo non possa avere futuro: a poche settimane dall'insediamento, infatti, volano soltanto stracci. Dopo aver spiegato che a suo parere il carcere per gli evasori così come è presentato è solo "populismo", Renzi sposta il mirino sul ministro della Giustizia: "Conosco Bonafede da quando ci siamo sfidati nel 2009 per la carica di sindaco di Firenze - premette -. Già allora mi appariva per quello che è: una persona distante anni luce da me". Leggi anche: Dalla renziana Bellanova bombe sul Pd Dunque, l'ex premier aggiunge: "Nel Paese del Beccaria la rivoluzione culturale non è godere se uno va in carcere ma far pagare le tasse a tutti. E per farlo servono le detrazioni, la fatturazione elettronica, lo scontrino digitale, la precompilata: il tintinnio di manette non serve - rimarca Renzi -, l'incrocio delle banche dati sì. Ma non voglio fare polemiche con Conte o Bonafede su questi argomenti: un anno fa loro due firmavano leggi sui condoni fiscali. Se oggi si sono convertiti alla lotta all'evasione per me è un fatto positivo. Meglio tardi che mai". E per fortuna che non vuole far polemica...

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