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Lorenzo Fioramonti e le dimissioni: "Cosa resto a fare nel governo?". Ma per ora non lascia

Marco Rossi
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Nel bel mezzo del voto sulla manovra, alla buvette della Camera spunta il ministro dell' Istruzione Lorenzo Fioramonti. Sarà il suo ultimo atto prima dell' addio? Si chiede il Messaggero in edicola martedì 24 dicembre. Premessa: lo scorso settembre annunciò - con una doppia intervista il giorno del giuramento al Colle - di lasciare se non ci fossero stati 3 miliardi di euro in manovra. Concetto ribadito per settimane e mesi. Bene, calcolatrice alla mano, oggi 23 dicembre, tutti questi soldi non ci sono. Siamo a meno della metà. Nemmeno il tempo di chiederglielo che viene subito prelevato da un gruppo di deputati grillini, scrive Simone Canettieri. A tutti ripete, nascosto dietro le colonne del Transatlantico: "Non ho copertura politica, non ho copertura economica. Cosa resto a fare? Sto riflettendo, ma per me è davvero complicato. Come devo fare?". Per approfondire leggi anche: Matteo Salvini contro Lorenzo Fioramonti Nei giorni scorsi i gruppi parlamentari hanno fatti girare una storia su Fioramonti: il ministro è pronto a dimettersi per uscire dal M5S e formare, con altri dieci deputati, un gruppo autonomo che sostenga il governo. Una scissione che, dal punto di vista logico, è abbastanza arzigogolata: si è mai visto un ministro che si dimette in polemica con il premier e che esce dal partito che lo ha nominato per fondare un gruppo che sostenga il premier con cui è in polemica? Se salta è pronto a sostituirlo Nicola Morra, presidente dell'Antimafia. 

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