La Cgil è disposta a discutere con il governo un contratto a tutele crescenti che preveda una prima fase di prova senza le tutele dell’art.18. Lo ha dichiarato il segretario generale del sindacato di Corso Italia, Susanna Camusso, intervistata a Porta a porta. "Sono mesi che diciamo di discutere serenamente del contratto a tutele crescenti, se uno parla di un periodo di prova da allungare, bisogna discutere i tempi", ha affermato Camusso. "Sento parlare di tre o di sette anni e dobbiamo distinguere perché tre anni di prova per un operaio sono esagerati". Capisco una stagione nella qualel’art.18 non vale, ma vale l’indennizzo", ha aggiunto il leader sindacale, ribadendo la necessità di accompagnare una simile riforma a interventi sulle politiche attive per mettere "in moto un circuito positivo". Contratto a tutele crescente - "È ok discutere di una fase transitoria ma modernizzare il lavoro non significa renderlo servile", ha proseguito il segretario generale della Cgil, che ha auspicato "una riforma vera che riunifichi il mercato del lavoro. Se l’unica certezza sono le tutele che scompaiono, ho qualche dubbio", ha aggiunto Camusso che ha sottolineato come per il sindacato di corso Italia sia molto importante comprendere se il contratto a tutele crescenti andrà a sostituire le numerose forme di contratto atipico in vigore. "Ci si prende in giro se i produce un’altra forma di contratto ma rimane la giungla", ha proseguito Camusso, "non possiamo avere un mondo di precari senza speranza e il vecchio mondo che continua, nè vorremmo che si unissero nella precarietà". I limiti - L’articolo 18, a parere di Camusso, non deve essere uno scalpo da portare all’Europa: "Se l’Europa non cresce il tema è che l’Europa non cresce, dopo avere insistito per sette anni con le politiche di austerità con gli stessi risultati. C’è sempre l’idea che ce la si piglia con chi viene considerato più debole, sui poteri forti che hanno caratterizzato le scelte economiche di questi anni si può invece rinviare", ha concluso Camusso, "non vedo la stessa urgenza, ad esempio, sulla lotta all’evasione". Secondo il leader della Cgil il problema di fondo è che "si produce troppo poco lavoro perchèé sono tre anni che non si fanno investimenti né dal punto di vista del sistema delle imprese né da quello pubblico" e "serve quindi una riflessione seria sulle priorità e concentrare tutto sull’investire e il creare lavoro". E fra gli investimenti necessari "ci sono anche quelli sulla qualità del lavoro e ridurre le tutele significa abbassare la qualità del lavoro, un’idea servile".




