"Non mi candido a sindaco di Roma", premette Giulia Bongiorno ad Agorà, su Raitre, "primo perché sono ministro e in futuro perché tornerò a fare l'avvocato". Certo, "da Virginia Raggi ci si aspetta forse uno scatto ma non le ascrivo tutti i drammi di Roma". Alla prima cittadina della Capitale, la ministra della Pubblica amministrazione concede "due attenuanti. La prima è che si deve occupare di una realtà estremamente vasta; la seconda che eredita una situazione complicata. Ma so per esperienza da penalista che l’illecito prolifera dove non c’è la presenza dello Stato. Prendo a prestito le parole di Matteo Salvini: dalla Raggi mi aspettavo di più". Leggi anche: La nuova Lega "sovranista" per statuto: svolta di Salvini Ma la Lega può espandersi e conquistare Roma: "Io sono palermitana, se in passato mi avessero proposto una partecipazione alla Lega Nord avrei risposto di no", spiega la Bongiorno in una intervista a La Stampa. "A queste elezioni mi sono candidata invece con la nuova Lega: condivido pienamente la necessità di regole, rigore e legalità. Questo tipo di Lega può piacere al Sud come al centro Italia, a persone che non vogliono più sentir parlare solo di diritti, ma anche di doveri". Ergo Salvini può raccogliere un consenso trasversale perché "ormai lo schema non è più destra o sinistra, ma chi crede nella necessità delle regole e della legalità, e chi no".



