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Erik Lamela, il dramma dell'ex Roma: com'è ridotto a 33 anni

di Lorenzo Pastugliagiovedì 30 aprile 2026
Erik Lamela, il dramma dell'ex Roma: com'è ridotto a 33 anni

2' di lettura

Una carriera di alto livello, poi un fastidio all’anca che ha costretto a dire addio al calcio un anno fa, a soli 33 anni, perché troppo importante da superare. Per Erik Lamela sono stati ultimi anni tormentati, il problema però è che il problema se lo sta portando anche nella vita da ex calciatore, e lo stesso sta diventando sempre più invalidante. Anche i gesti quotidiano, secondo il suo racconto a TyC Sports, stanno diventando sempre più problematici, causandogli dolore e rendendo impossibile continuare ad allenarsi e competere ai livelli a cui era abituato.

L’ex esterno della Roma ha deciso però di ripartire da sé stesso, affrontando un intervento chirurgico che potrebbe cambiare la qualità della sua vita. Sui social ha condiviso alcune immagini dall’ospedale, tra cui una radiografia che mostra la protesi metallica applicata all’anca. A corredo, parole semplici ma cariche di significato: "Spero che sia l'inizio di una vita senza dolore — ha raccontato —. Volevo concludere la mia carriera nel miglior modo possibile, godendomela al massimo nonostante questo problema, che è stato piuttosto difficile. Soffrivo di usura della cartilagine e di artrosi in stadio avanzato". 

Per cinque anni "ho assunto pillole prima di ogni partita per poter giocare nelle migliori condizioni possibili — ha proseguito — iniziando con la dose più bassa e arrivando recentemente ad assumere la dose massima due giorni prima della partita per essere pronto".

Un sacrificio enorme, che alla lunga ha presentato il conto. Negli ultimi anni, tra Tottenham e Siviglia, gli infortuni lo avevano già limitato fortemente, costringendolo a saltare oltre 200 partite. Ora però lo scenario è cambiato. Dopo l’operazione, Lamela guarda avanti con fiducia: "Un po' dolorante — ha concluso — ma con la mia nuova anca, spero che questa protesi sia l'inizio di una vita senza dolore". Un nuovo inizio, insomma, lontano dal campo ma finalmente senza sofferenza.