Roma, 13 nov. (Adnkronos/Ign) - Silvio Berlusconi vuole evitare la scissione interna al Pdl e fino all'ultimo tenterà di mediare ma, raccontano, sarebbe pronto ad andare avanti fino in fondo a costo di passare all'opposizione se non si dovesse trovare un'intesa sul nodo della decadenza. Tant'è che sarebbe pronto a chiedere al Consiglio nazionale di sabato di mettere ai voti il documento approvato dall'ufficio di presidenza del Pdl il 25 ottobre scorso. Una scissione adesso non ci porterebbe da nessuna parte, avrebbe ribadito il Cavaliere al pranzo con i lealisti a palazzo Grazioli, nonostante il pressing dei falchi determinati a forzare la mano per far uscire allo scoperto chi rema contro. Il leader azzurro parte con tutti i buoni propositi e vorrebbe fare un intervento non di rottura, facendo leva sulla necessità di rilanciare i valori fondanti di Forza Italia, che risultarono vincenti nel '94. Tutto, però, dipenderà dal colloquio di stasera con Angelino Alfano, che sarà decisivo per le sorti del partito. Metterò il Pdl nel cassetto, ora è il momento di ricominciare con Forza Italia, avrebbe spiegato Berlusconi ai baby-falchi riuniti martedì sera in piazza San Lorenzo in Lucina, certificando così l'addio del Popolo della libertà. "Il presidente Berlusconi è pronto a fare un discorso alto, nobile e non divisivo, ma bisogna attendere l'incontro di stasera con Alfano", confida uno dei pontieri impegnati in un'ultima mediazione per scongiurare lo scontro sabato. "Se Alfano si impunterà, è inevitabile che la situazione precipiterà e il Cavaliere non potrà restare a guardare", dice a mezza bocca un big lealista. Dal chiarimento di stasera con il 'suo delfino', insomma, si capirà che fine farà fare Berlusconi al suo partito. Prima del Cavaliere, Alfano ha incontrato i filogovernativi del Pdl per fare il punto della situazione. Io sono sempre stato per l'unità e la voglio davvero, avrebbe detto durante la riunione con le colombe, ribadendo la sua intenzione di lavorare fino all'ultimo per scongiurare una scissione e riferendo di voler spiegare a Berlusconi che il governo Letta deve continuare ad andare avanti per il bene del Paese anche in caso di voto sulla decadenza del Cavaliere. Sono in tanti tra le colombe del Pdl a chiedere un rinvio del Consiglio nazionale se non si trova prima un accordo che scongiuri la conta interna. A chiedere il rinvio, tra gli altri, i senatori Paolo Naccarato ("sarebbe giusto che Berlusconi motu proprio rinviasse Cn"); Andrea Augello e il deputato Mario Baccini, leader dei Cristiano popolari che avverte: "Meglio trovare un accordo prima altrimenti conviene rinviare il Cn per raggiungere un'intesa dopo". In un'intervista al 'Corriere della Sera' Alfano si è detto "convinto che Berlusconi farà di tutto per non dividere il partito". Poi, intervenendo a 'La telefonata' di Maurizio Belpietro su Canale 5, ha fatto sapere che sono "già oltre 300" le firme raccolte in calce al documento dei cosiddetti innovatori del Pdl, ma "la nostra posizione è di non utilizzare il consenso interno raccolto per una contrapposizione con il presidente. Quindi speriamo davvero che nei prossimi giorni o nelle prossime ore si possa trovare un'occasione di intesa che eviti che in Consiglio nazionale si verifichi una non partecipazione di una parte". "E' un documento che ribadisce lealtà al presidente - afferma ancora il vicepremier - e incomincia proprio con il riconoscimento della leadership di Silvio Berlusconi. Non pone un'obiezione al passaggio in Forza Italia, l'unico punto di distinguo reale e che vi è sul governo una posizione differente, che però non è mai stata tradotta in termini ufficiali dal presidente Berlusconi come richiesta formale di far cadere questo governo". Per Raffaele Fitto "il tempo delle ipocrisie, delle parole dolci verso Silvio Berlusconi ma degli atti ostili nei suoi confronti, deve finire. Altrimenti il rischio non è che si voglia 'guastare la festa' al presidente Berlusconi - avverte - ma che si voglia 'fargli la festa'". "Mentre infatti l'onorevole Alfano descrive sul 'Corriere della Sera' un quadro unitario, sereno, nel quale non sembrano esservi ombre (semplicemente perché il vicepremier sceglie di eludere i nodi di fondo), altri a lui vicini, contemporaneamente, si incaricano di chiarire lo scenario: Berlusconi deve di fatto mettersi da parte (al di là dei consueti omaggi formali); il Governo deve essere sostenuto 'a prescindere'; il voto sulla decadenza, al di là di qualche lacrima di coccodrillo, non deve produrre conseguenze; quanto alla legge di stabilità, sarà quel che sarà", osserva. "E' il momento di dire con assoluta chiarezza che noi riteniamo inaccettabile questo approccio. Non crediamo che Silvio Berlusconi debba mettersi da parte, perché è stato scelto (lui, non altri) da milioni di elettori; non crediamo che un partito serio possa mai permettersi di accucciarsi davanti a un esecutivo, rinunciando a posizioni chiare; non crediamo che il voto sulla decadenza possa essere considerato un evento scontato e quindi da subire come se nulla fosse; e non crediamo che si possa tradire il patto con i nostri elettori accettando il ritorno delle tasse sulla casa".




