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Giorgia Meloni, orrore e incubo: "Faccio una strage", due anni allo stalker pazzo per la figlia della leader FdI

Brunella Bolloli
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Aveva preso il treno dalla Campania per venire a Roma, destinazione Garbatella, il quartiere di Giorgia Meloni. Si era perfino fatto un video dalla stazione per documentare la sua partenza e poi il solito messaggio di minaccia: «Giorgia sto arrivando. Fatti trovare. Vieni con mia figlia. Se no, sai cosa capita. Succedono i guai». Prima di quel giorno - era lo scorso giugno - Raffaele Nugnes, questo il nome dello stalker condannato ieri a 2 anni, aveva già intimidito la leader di Fratelli d'Italia. Le aveva scatenato addosso tutto il suo malessere di persona disturbata e con precedenti per reati simili alle molestie e agli atti persecutori. 

 

Ma all'inizio i suoi deliri si erano limitati a Facebook, come fanno tanti altri strambi leoni da tastiera che bazzicano i social e prendono di mira un politico piuttosto che un altro. Il problema, però, è che questo 44enne della provincia di Caserta era veramente "entrato in fissa" per la Meloni al punto da essersi convinto che la bambina della parlamentare fosse figlia sua, concepita quasi a tradimento da Giorgia dopo un rapporto avuto tra il '93 e il '94, o comunque molto tempo fa. Avendo la piccola poco più di 3 anni, Nugnes si era messo in testa l'idea, appresa forse da qualche fiction americana che la futura mamma avesse conservato per tutti questi anni una parte del liquido seminale chissà dove per poi usarlo al momento opportuno affinché nascesse la creatura. Insomma, la bambina della Meloni per lui era sua. 

Impossibile cercare di farlo ragionare. L'ossessione per avere la minore era tanta che un giorno la sorella l'ha sentito discutere della vicenda con un altro fratello e addirittura pronunciare la parola «strage». La donna si è quindi rivolta alla polizia di Aversa preoccupata per la piega che la situazione stava prendendo, tanto più che Nugnes andava ripetendo di volere davvero «andare a Roma con il treno a riprendersi ciò che era suo». Lo scorso giugno è stata quindi allertata la Polfer e nel frattempo sono scattate le indagini della Digos. La stessa leader di Fdi, che certo non ha tempo di visionare tutti i messaggi che le arrivano, è stata avvertita dello stalker da sua sorella e fino a che il soggetto non è stato fermato (da luglio era ai domiciliari) ha vissuto con l'ansia per sé e per la sua Ginevra (avuta dal compagno Andrea). 

 

Il 29 gennaio, chiamata a deporre in tribunale dove si era costituita parte civile, assistita dall'avvocato Urbano Del Balzo, con il suo stalker sul banco degli imputati, l'ex ministro della Gioventù ha dichiarato di avere vissuto momenti di autentico terrore per la piccola. «Ho dovuto cambiare la mia vita. Sono spesso fuori casa e leggere quelle cose mi ha gettato nella paura. Non dormo più la notte», ha spiegato. «Lui diceva che gliel'ho strappata, che la bambina era sua e sarebbe venuto a riprendersela». Ieri Nugnes è stato condannato a due anni di reclusione più un terzo anno da trascorrere presso una residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza (Rems). Gli è stata riconosciuta la semi-infermità mentale dopo una perizia psichiatrica disposta dal tribunale, su richiesta della parte civile. L'imputato è stato riconosciuto come «soggetto pericoloso socialmente» e alla Meloni, ieri, è andata la solidarietà «come mamma e come donna», anche del sindaco di Roma, Virginia Raggi. 

Ovviamente la leader di Fdi non aveva mai conosciuto quell'uomo che si era invaghito di lei in modo malato e che già in passato aveva subìto un Tso. Non ha voluto rilasciare dichiarazioni ma per lei ha parlato l'avvocato Del Balzo: «La sentenza», ha detto il legale, «a mio avviso rispecchia le emergenze probatorie ed in particolare quanto acclarato dalla perizia psichiatrica sull'imputato da me richiesta».

 

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