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Silvio Berlusconi, le carte in mano a Ghedini: "Esposito e Franco, perché il Cav non andava condannato"

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 Nelle loro memorie difensive sulla condanna per frode fiscale, Niccolò Ghedini e il suo staff di legali che segue Berlusconi partono da un dato incontrovertibile: "la plateale sconfessione delle tesi giuridiche alla base della condanna da parte della stessa Cassazione, dove pochi mesi dopo la terza sezione, quella specializzata in reati tributari, decise un caso analogo in senso opposto, accusando esplicitamente la sentenza Esposito di essere basata su plateali errori di diritto", scrive il Giornale. E  portano anche le dichiarazioni rese allo stesso Berlusconi dal giudice, oggi deceduto, Amedeo Franco che denunciava all'ex premier la prevenzione dei giudici contro il Cav. Ma soprattutto ricordano che il processo Berlusconi non doveva andare alla sezione feriale presieduta da Anrtonio Esposito, perché la prescrizione dei reati, data per imminente dalla Corte d'appello di Milano in realtà non lo era affatto.

 

 

Cosa accadde davvero nel luglio 2013 e chi e perché indicò sul fascicolo una data sbagliata? Secondo i legali del Cav, quell'errore fu decisivo nel permettere che la causa arrivasse a Esposito (che nel frattempo ha fatto anche causa a Berlusconi per una richiesta danni di oltre duecento mila euro). Lo stesso giudice che prima della sentenza manifestava al ristorante il suo odio verso Berlusconi, secondo il racconto di tre camerieri. E che, concludono i legali, appena andato in pensione è divenuto editorialista del Fatto, "dove si produce in sferzanti giudizi sui governi del Cav e sulle sue leggi sulla giustizia".

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