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Rocco Casalino, i giochetti costano la crisi. Retroscena esplosivo dal cuore Pd: addio Conte

Salvatore Dama
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L'incidente diplomatico detona martedì notte. Ma è solo il manifestarsi di una rabbia che covava da settimane. Forse mesi. Lorenzo Guerini si lamenta della prima pagina del Fatto. Titolo: «United Dem of Benetton». È mezzanotte. E il pdf è appena arrivata sullo smartphone del ministro della Difesa. Questa di far passare il Pd come gli amici dei Benetton è storia vecchia. I grillini, in passato, avevano addirittura accusato il partito di Nicola Zingaretti di essere a libro paga degli imprenditori veneti. E di aver confezionato, con i propri governi, una serie di misure ad hoc per prolungare la concessione di Autostrade e per aumentare i profitti di Atlantia. Ora che la storia viene di nuovo fuori, nonostante siano alleati, i dem sono indotti a sospettare che ci sia una regìa dietro a quegli attacchi. 

 

 

Una persona: Rocco Casalino. È lui, secondo Guerini e gli altri, a ispirare i titoli a Marco Travaglio. Giuseppe Conte, nella ricostruzione fatta dall'Huffington Post, risponde brutto al suo ministro. Se ha qualcosa di cui lamentarsi, gli consiglia di bussare direttamente all'ufficio del suo portavoce. E, sempre in tema di veline, attacca la titolare delle Infrastrutture e dei Trasporti, «colpevole», secondo il premier, di aver divulgato una lettera riservata, destinata a lui, in cui si metteva al corrente il primo ministro sulle perplessità dell'Avvocatura di Stato circa la revoca della concessione autostradale. Al che è stata proprio la De Micheli che, per discolparsi, ha accusato di nuovo Casalino. È stato lui a far filtrare il pezzo di carta. Sempre lui. E sempre allo scopo di dipingere i dem come amici dei Benetton.

ODIO ANTICO
Quello dei dem per l'ex concorrente del Grande Fratello, d'altronde, è un odio antico. Che a intervalli regolari affiora. È successo qualche settimana fa, con l'indizione degli Stati Generali dell'Economia. Una passerella messa a punto da Conte con il suo guru della comunicazione che al Pd non è piaciuta affatto. Ma il premier non ha voluto dare retta alle perplessità dell'alleato. Si sente in uno stato di grazia, Conte. Il suo balsamo sono quei sondaggi che lo danno ampiamente in testa, tra i leader, per gradimento personale. E i numeri di una sua ipotetica lista, quotata intorno al 14 per cento. Casalino soffia sul turbo-narcisismo dell'avvocato e ciò fa innervosire i piddini.

Che, non è un segreto, stanno brigando per levarsi dai piedi la coppia già in autunno, con l'aiuto di Luigi Di Maio, il quale, ormai si è capito, sta facendo partita a sé. Gli scazzi tra Rocco e i ministri del Partito democratico non sono un fatto nuovo, comunque. Gli attriti si sono manifestati subito, appena poche settimane dopo il giuramento del Conte 2. I dem hanno provato a mettere sotto tutela Casalino, cercando di imporgli due vice capi dell'ufficio stampa che fossero espressione del Pd. Missione fallita. Rocco, per tutta risposta, ha provato a centralizzare la comunicazione del governo, tentando di obbligare i ministri a passare attraverso il suo vaglio prima di uscire sulla stampa. Anche questa operazione è saltata. I dem ce l'hanno mandato (a quel paese) senza tanti complimenti.

IL PRECEDENTE
Sono storie di vecchi rancori. Che nessuno si è dimenticato. E perdonato. Quando due anni fa Casalino, in un messaggio audio, invocò il diritto a farsi due giorni di ferie nonostante il crollo del Ponte Morandi, i piddini lo crocifissero. «A casa, adesso!» (Maurizio Martina). «Che squallore, ma quando se ne va?» (Alessia Morani). «Non è degno di servire le istituzioni» (Anna Ascani). «Un pagliaccio» (Davide Faraone). «Che persona è? Si vergogni» (Teresa Bellanova). «Venga allontanato da Palazzo Chigi» (Andrea Marcucci). È tutta gente che oggi siede al governo o riveste ruoli importanti nella maggioranza. Lo stesso Matteo Renzi è un altro che non ama Casalino. Più volte ne ha chiesto la testa. Specie quando Conte andava in diretta durante il lockdown senza alcun contraddittorio, parlando di provvedimenti che non aveva ancora portato in consiglio dei ministri. 

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