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Silvio Berlusconi, Mediaset: i due articoli in base ai quali la Corte europea può riaprire il processo

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Ancora lontana la riconsiderazione del caso Mediaset che ha visto Silvio Berlusconi condannato per frode fiscale. "Non è possibile fino a questo momento comunicare quando la Corte esaminerà il ricorso in oggetto", ha tenuto a precisare la Corte europea dei diritti dell'uomo riguardo la pratica 8683/14, "Silvio Berlusconi vs.Italy". Il leader di Forza Italia, secondo il magistrato Amedeo Franco, sarebbe stato punito ingiustamente, per una volontà che veniva dall'alto. Tra le armi dei legali del Cav, elenca Il Giornale, l'articolo 6 della convenzione europea, quello che garantisce il diritto a un equo processo, sotto l'aspetto della mancata imparzialità del giudice. Numerose infatti le testimonianze in grado di provare il pregiudizio colpevolista di Antonio Esposito, il presidente della sezione feriale della Cassazione che pronunciò il verdetto.

 

 

Non solo, perché ad aggiungersi a questo la mancanza del rispetto dell'articolo 7, quello che garantisce a tutti un giudice "stabilito per legge". Secondo questo principio a giudicare Berlusconi sarebbe dovuto essere niente di meno di Franco, il giudice che denunciò al diretto interessato il "plotone d'esecuzione" contro di lui. Ma così non andò. Gli errori furono due, come riporta il quotidiano di Sallusti. Il primo, quello commesso dalla Corte d'Appello di Milano che in un primo momento aveva indicato nell'1 agosto la prescrizione dei reati, anziché nel 14 settembre; il secondo, di autore ignoto, che fece disperdere per quattro giorni nei meandri della Cassazione il fax della Corte d'Appello milanese che correggeva l'errore. Tutti motivi che fanno pensare a una riapertura del caso, magari questa volta rispettando le regole.

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