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Matteo Salvini, cresce il fronte del "No" al referendum dentro la Lega. Dopo Attilio Fontana, "basta dichiarazioni di voto"

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Il leader della Lega Matteo Salvini ha affermato qualche giorno fa che "la Lega non è una caserma" dunque non imporrà ai suoi un indicazione di voto per il referendum del 20 e 21 settembre che mira alla riduzione del numero dei parlamentari. Salvini voterà "sì" ma cresce la fronda di quanti invece voteranno all'opposto. Ultimo in ordine di tempo Roberto Castelli, ex ministro della Giustizia leghista, spiega che voterà per bocciare in taglio dei parlamentari su cui gli italiani sono chiamati a pronunciarsi il prossimo 20 e 21 settembre. Per lo storico dirigente della Lega Nord "è chiaro che i parlamentari sono troppi, ma serve un disegno organico di riforme, mentre siamo di fronte a una inaccettabile sparata dei 5Stelle che dicono che i parlamentari 'sono tutti fannulloni". 

 

 


Gli altri "dissidenti" del no nel partito di Salvini sono Giancarlo Giorgetti,  il governatore della Lombardia Attilio Fontana,l'ex ministro Gian Marco Centinaio, il segretario lombardo Paolo Grimoldi, i deputati Claudio Borghi e Gugliemo Picchi, Massimiliano Capitanio e l'ex sottosegretario Armando Siri. Salvini ha detto di non essere "preoccupato" e al margine di un comizio ad Ascoli Piceno ha aggiunto: "Io ho votato sì e voterò sì. Il Parlamento funziona bene anche con 300 parlamentari in meno. Il referendum è il trionfo della democrazia, della libertà di pensiero, ogni cittadino deciderà con la sua testa". Per precauzione, però, ha imposto lo stop alle dichiarazioni di voto.

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