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Roberto Formigoni, la vergogna di Pd e M5s: il loro "disperato patto di potere" per non morire

Il governatore della Regione Lombardia

Roberto Formigoni
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Il grillismo ha vinto, ma i grillini stanno scomparendo. Il risultato del referendum è stata una vittoria netta dei sì alla pseudo-riforma voluta dai 5Stelle, eppure i vincitori di oggi hanno in sé il tarlo della sconfitta di domani, un domani che può anche arrivare presto. Dieci anni di predicazione antipolitica con l'appoggio totale di giornaloni e televisioni hanno "grillizzato" la testa della maggioranza degli italiani, comprese le classi dirigenti dei partiti che al taglio della democrazia rappresentativa non si sono opposte. Per questo hanno vinto, eppure potrebbe essere la loro ultima vittoria, i 5Stelle stanno scomparendo.

 

 

Ormai rimane loro soltanto da tagliare lo stipendio dei parlamentari in carica, come ha subito annunciato Di Maio, ma qualcosa mi dice che questa volta non ce la faranno. Sì, i grillini sono in via di estinzione. Non hanno un presidente di regione, hanno diminuito dappertutto il numero dei consiglieri regionali, la divisione al loro interno è diventata una vera guerra per bande. Nelle regioni in cui si è votato non hanno mai superato il 10%, tranne in Campania dove sono all'11, ma se si fa una media calcolando anche le grandi regioni del Nord che non hanno votato, i sondaggi nazionali li danno al 5/6%, erano al 32% due, mai si era visto un crollo così repentino. In via di estinzione dunque, ma continueranno a governare fino al 2023, e il patto di potere e di scambio col Pd è già scritto nelle grandi scelte, al partito di Zingaretti il Mes tra un mese e il Presidente della Repubblica nel 2022, a loro la scelta dei sindaci nelle grandi città.

Nelle piccole cose continuerà lo scambio uno a uno come hanno fatto questa settimana, al Pd lo sbarco sulle coste sarde della nave della Ong Alan Kurdi, a loro la censura-copertura con un telo rosso dei corpi nudi delle statue greche, romane, rinascimentali, insomma di una parte significativa del nostro patrimonio artistico, una vergognosa sottomissione a chi vuol cancellare la nostra cultura. Ma torniamo al referendum. La sconfitta di noi, sostenitori del No, era attesa, eppure siamo stati protagonisti di una rimonta straordinaria. Eravamo al 3% quando il Parlamento ha votato per la quarta volta, nessun partito, tranne Noi con l'Italia e +Europa, ha sostenuto la nostra battaglia, non avevamo mezzi e in fondo neppure un'organizzazione. E invece in due mesi abbiamo decuplicato i nostri consensi, probabilmente con due settimane in più di campagna elettorale avremmo potuto ribaltare il risultato. La nostra è stata la battaglia di donne e uomini liberi, con posizioni politiche e culturali diversissime, che hanno deciso di non portare il cervello all'ammasso, di non cedere al mito della cosiddetta "democrazia diretta" della piattaforma Rousseau, ma di aiutare a ragionare chi non accettava di subordinarsi a una bolsa propaganda.

Aver impedito un plebiscito per il sì è stato un risultato molto importante, che nell'immediato ha sconsigliato Di Maio e compagni dal salire di nuovo sul balcone di Palazzo Chigi, in prospettiva e più nel profondo ha detto che la battaglia contro il populismo e l'antipolitica non è affatto perduta. L'antipolitica, ricordiamolo, ha il sostegno dell'establishment, di chi ha interesse a distruggere Parlamento, Istituzioni e democrazia rappresentativa per consegnare tutto il potere a lobby, oligarchie, gruppi di interesse economici e finanziari, insomma ai "poteri forti" si sarebbe detto una volta. Sono riusciti a rovesciare la realtà, hanno fatto credere che i Parlamenti, nati nel corso della storia per limitare e contrapporsi allo strapotere dei sovrani, rappresentando e difendendo gli interessi dei popoli, fossero diventati l'opposto. Noi abbiamo ricordato che non è così, abbiamo difeso la politica e la democrazia, ricordando che esse sono le uniche armi di cui il popolo dispone per opporsi alla prepotenza del potere. Il 30% degli elettori ha concordato con noi, quando era più facile credere a loro, cedere al sentimento di rivalsa contro un Parlamento oggettivamente di non grande qualità perchè così è stato voluto e ridotto. Ora occorre non fermarsi: torno a dirlo, in quel 30% ci sono persone che la pensano all'opposto in cento questioni concrete, ma vogliono che sia rispettato il diritto degli altri di sostenere l'opposto di quello che pensiamo noi. E vogliono soprattutto che a decidere non sia un'oligarchia ma un'autentica democrazia. Che è tutta da costruire, sia chiaro, ma questa è la nostra sfida.

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