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Da famiglia a Patria: ecco le parole che userà la destra

Corrado Ocone
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Chi ha potere sulle parole ha potere sulle cose. Ce lo hanno insegnato fior fiore di filosofi. E a sinistra lo hanno anche messo in pratica. Il vocabolario di quella parte politica ha privilegiato certe parole e le ha spesso declinate in modo fazioso e manicheo, imponendole poi così atteggiate al dibattito pubblico. La sinistra si è arrogata il privilegio di essere una fonte battesimale e anche un lavacro delle coscienze: «se adotti il mio linguaggio sei automaticamente purificato e incluso nel club dei giusti». Finora la destra, quando ha preso il potere politico, si è adagiata sul linguaggio egemone: un po' perché non aveva la forza di smontarlo, un po' per uno stupido complesso di inferiorità. È ora di voltare pagina. E Giorgia Meloni sembra essersene accorta: nei suoi discorsi e interventi risuonano lemmi che non eravamo più abituati a sentire. Ed altri subiscono una torsione linguistica che fa sì che assumano un significato diverso e più congruo. Proviamo a stilare un elenco di queste parole, in rigoroso ordine alfabetico (qui non ci sono gerarchie e tutti i termini si intrecciano in una rete coerente di idee e visione del mondo).

 

 

 

COMUNITÀ. (vedi Patria) CONSERVAZIONE, CONSERVATORISMO. Giorgia Meloni ha ormai da qualche anno sdoganato il conservatorismo, cioè una dottrina politica che in Italia non ha mai avuto particolare fortuna e che è stata associata, nel secondo dopoguerra, se non proprio al fascismo, senza dubbio a quella vasta area che si è ritenuta fiancheggiatrice di esso. Un vero e proprio falso storico e politico (in ogni Paese occidentale c'è un partito dei conservatori). Poiché il pensiero conservatore aveva però una sua tradizione intellettuale (da Vincenzo Cuoco al conte di Cavour, da Vincenzo Gioberti a Antonio Rosmini, da Benedetto Croce a Leo Longanesi), esso ha avuto rappresentanti di peso anche in età repubblicana. Senza possibilità di espressione politica, i grandi conservatori italiani o hanno scelto la via dell'esilio (Giuseppe Prezzolini) oppure hanno deciso di votare la Democrazia Cristiana "turandosi il naso" (Indro Montanelli).

CURA. Nei discorsi della Meloni torna spesso questa parola. Essa dà il senso di cosa voglia dire in concreto essere conservatori. Non certo guardare al passato, o auspicarne addirittura la restaurazione (quelli sono i reazionari), ma accudire il patrimonio che abbiamo ricevuto, non sradicarlo ma costruire il nuovo a partire dalle sue solide fondamenta. Come dicevano alcuni moralisti seicenteschi: noi siamo nani sulle spalle dei giganti.

DOVERE. Alla retorica dei diritti bisogna opporre quella dei doveri: nessun pasto è gratis e l'individuo può pretendere dalla comunità solo se è in grado anche di dare. La sinistra, soprattutto quella liberal, trasforma ogni bisogno o capriccio del singolo in diritto; la destra tiene presente la rete di relazioni che, pur nella nostra specificità, ci tiene legati agli altri.

FAMIGLIA. La famiglia, attaccata da tutti i fronti, è vista sempre più come un'istituzione del passato, che lega gli individui al principio di autorità e nasconde al suo interno le peggiori nefandezze o ipocrisie. La destra, senza ovviamente impedire a nessuno di fare le proprie scelte, vuole ristabilire il ruolo centrale della famiglia come luogo per eccellenza ove si trasmette al singolo la cultura e i valori ereditati, affinché poi, giunto all'età matura, possa compiere con responsabilità le proprie scelte e scegliere il proprio progetto di vita. Senza contare che un individuo solo e sradicato, senza questo corpo intermedio a far da cuscinetto, rischia di diventare preda dello Stato e del Mercato

IDENTITÀ. La sinistra ha fatto di questa parola un valore negativo: chi ha un'identità, cioè delle idee e dei valori di riferimento saldi e bene in vista, è tacciato di chiusura, grettezza, incapacità di dialogare e "contaminarsi" con gli altri, anzi con l'Altro come misticamente traducono in filosofese i pensatori mainstream. Ma che dialogo potrà mai esserci se non fra chi ha due posizioni diverse in cui crede, disposto certo a modificarle ma per un processo spontaneo di autoconvincimento e non per assorbimento passivo? Avere un'identità è il perfetto contrario di essere liquidi, cioè inconsistenti, assumendo nichilisticamente i valori come degli abiti da indossare e dismettere secondo la convenienza del momento.

INTERESSE NAZIONALE. È un altro di quei termini che in Italia, e solo in Italia, sono stati tabù. Arrivati tardi allo Stato-Nazione e dominati da due ideologie che avevano un orizzonte internazionale (la comunista) o sovranazionale (la cattolica), facendo riferimento a due Stati stranieri (L'Unione Sovietica e il Vaticano), gli italiani hanno avuto un provincialistico senso di inferiorità rispetto a tutto ciò che veniva da fuori e fosse un "vincolo esterno".
Quando Giorgia Meloni dice che l'Italia è parte integrante dell'Europa ma vuole starci da protagonista, facendo valere le sue ragioni, oppure dice che non dobbiamo essere l'anello debole dell'Occidente, allude proprio a questo.

LIBERAZIONE. Al termine libertà, che è centrale nella retorica dei suoi alleati (Forza Italia e Lega), Giorgia Meloni sembra preferire l'uso del termine "liberazione". Nel discorso tenuto a conclusione della campagna elettorale a Roma, la leader di Fratelli d'Italia ha tenuto a sottolineare che la vittoria della destra avrebbe significato la liberazione di energie vitali compresse dal dominio della sinistra. Non si tratta, pertanto, ha significativamente aggiunto, di sostituire un sistema di potere di sinistra con uno di destra, ma più radicalmente di scardinare i sistemi di potere rigidi presenti nella nostra società e premiare il merito.

 

 

 

MERITO. (vedi Liberazione) PATRIA, PATRIOTI. Insigni studiosi hanno individuato nella fuga ingloriosa del re nel 1943 la "morte della Patria". Da quel momento, anche il concetto di Patria è diventato tabù e visto come "fascista". In verità, il concetto risale alla Rivoluzione francese e indica, etimologicamente, l'attaccamento alla terra dei padri. E, quindi, lo spirito di comunità e solidarietà che deve vigere fra i suoi membri, tutti protesi a raggiungere un unico obiettivo: il benessere comune (salus rei publicae). Se manca questo diventa impossibile aiutare anche gli altri. In effetti, la retorica dell'ospitalità che ha corso a sinistra dimentica che io per essere veramente ospitale verso chi viene da me devo garantirgli che abbia una casa in ordine e cibo a sufficienza in cucina. Molto usato dalla Meloni è anche il sostantivo "patriota", che è proprio di chi antepone l'interesse nazionale (vedi) al proprio "particulare".

RESPONSABILITÀ. Spesso la destra ha peccato di velleitarismo. Ci sono stati momenti in cui si è pensato che andare nei consessi internazionali e battere i pugni sul tavolo, o sparigliare il tavolo, era la scelta giusta. Giorgia Meloni ha richiamato a una forte dose di realismo politico: una cosa è calare le braghe, come spesso l'Italia ha fatto in passato, un'altra tener sempre presente il contesto in cui si opera e le possibili conseguenze delle proprie azioni.

SOVRANITÀ. Preferito ormai al lemma "sovranismo" su cui si sono addensati tanti equivoci e che comunque era stato imposto dalla sinistra a scopo denigratorio, la rivendicazione di ogni tipo di sovranità (amministrativa, politica alimentare, energetica, ecc. ecc.) si colloca nella cornice del principio di sussidiarietà e di quello federalistico. In sostanza, le comunità politiche più piccole o "di prossimità" (città, regioni, stati) deleghino il proprio potere a quelle più grandi solo se queste ultime riescono a raggiungere meglio certi scopi. Tutto il contrario, ad esempio, di quel che è avvenuto finora con l'Unione europea: su difesa e politica internazionale ognuno se ne è andato per proprio conto, mentre ci si è prodigati a standardizzare e omologare abitudini e consumi.

 

 

 

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