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Furfaro "mostro Pd"? Mister Schlein si indigna ma viene ricoperto di insulti

Francesco Storace
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Si è sentito scoperto, Marco Furfaro. Come, chi è Furfaro? Non è bello ignorarne l’esistenza. Ha già stampato i biglietti da visita, «piacere, sono il numero due di Elly Schlein». La solita confusione della nuova sinistra... Parliamo di uno dei “mostri” bollati così ieri dalla prima pagina di Libero. Era accanto a Pierfrancesco Majorino, di recente trombatura alle regionali lombarde e amante delle migrazioni; ad Alessandro Zan, amante di tutto; a Sandro Ruotolo, che fu cantore di Michele Santoro; a Giuseppe Provenzano, attaccabrighe professionista. Ce ne fosse uno buono, diceva la nonna. Il problema è che si adulano da soli, e guai a fargli notare che la presunzione ti porta tanto in alto che appena cadi fai un gran botto.

E lui, rimasto senza titoli per poterlo celebrare a differenza dei suoi colleghi di sventura nella segreteria del Pd, si è piccato ed è corso su twitter. Una volta si andava dalla mamma. I social come genitore tre, è lì che si frigna.

 

 

«Secondo Libero sarei un mostro, se non il mostro tra i mostri» (e semmai questa può diventare una dritta per la prossima volta). E continua, nel suo piagnisteo in rete: «Secondo me le cose mostruose sono altre» e immaginiamo la boccuccia indignata. «Per esempio titolare, come Libero ha fatto, “Ci mancava solo Zaki” su un ragazzo detenuto illegalmente e torturato». Ohibò, direttore, occhio ai nuovi strateghi del comunismo permaloso. (Furfaro viene da Sel, non dalla destra, guai a toccarlo nei nervi). E gli riesce male persino nel suo tentare di apparire spiritoso nell’interminabile tweet che ci ha dedicato: «In ogni caso, corro ad aggiornare il curriculum».

E che bisogno ne ha, sta in Parlamento alla sua prima legislatura per grazia ricevuta e senza voti da dover restituire né rendere conto al popolo sovrano?
È passato alla storia della Camera per un intervento in cuipure lui - rimproverava Giovanni Donzelli di Fdi di aver paragonato il Pd alla mafia (al capitolo Cospito e i suoi compagni). Peccato che il giurì d’onore presieduto dall’opposizione abbia stabilito che il parlamentare meloniano non abbia leso la dignità di alcuno.
Ripassi, mostro.

 

 

Quel tweet non ha avuto un gran successo, per la verità.
Anzi, in molti si sono sganasciati e qualcuno ha persino preso sul serio il titolare dell’account. Prendendolo di petto in maniera non malaccio. Probabilmente ne avranno ammirato le performance televisive quando sbotta a ridere e irridere l’interlocutore che ha di fronte o fa l’arrogante della serie «so’ tutto io e tu non sai» eccetera.

Non siamo stati soli a definire i nuovi mostri della Schlein. «Se vuole gli scrivono - le risponderà il direttore di Libero. Ma la visione, giustizialista, di Ruotolo dei rapporti tra politica e toghe e la gestione, “contro” il Sud , di Provenzano, ministrino che contava meno di Carfagna, si possono definire “mostruose”. O no ?». Ad esempio, arrivano sculacciate anche contro altri compagni di viaggio dello sconosciuto Furfaro: «Comunque Majorino me lo ricordo a tutte le manifestazioni della CGIL di Milano che cazzeggiava alla grande da buon parassita che... è. Comunque siete una bella squadra il prossimo obbiettivo sarà il 5%».

Auguri di cuore, insomma, essendo Pasqua. Per arrivare all’amara realtà, tutto appare sul suo account twitter: «Caro sig. Furfaro, no lei non è un mostro, lei non la conosce nessuno. Io l’ho ascoltata 3 volte e parla solo con slogan. Impossibile darle già da ora del mostro, concordo». E ancora: «Io non penso che lei sia un mostro ma solo uno da ringraziare perché ogni parola che dice sono voti in più per la destra, grazie». E qui ci fermiamo, per non inseguire qualche insulto che il nostro (non abbiamo scritto mostro) non merita. In fondo, a 42 anni ha tutto il diritto di credere di essere già arrivato. Avrà scambiato la segreteria del Pd per il governo e fra poco si farà chiamare ministro, ma è tutto virtuale. Un po’ come l’intelligenza artificiale sfruttata da Casaleggio jr per “parlare” col padre nell’aldilà. L’effetto è lo stesso: mostruosità.

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