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Mattarella, finiranno per intercettare anche il capo dello Stato

di Francesco Specchia domenica 30 luglio 2023
Mattarella, finiranno per intercettare anche il capo dello Stato

4' di lettura

Immaginatevi l’inimmaginabile: le conversazioni private di Mattarella finire nel frullatore dell’intercettazioni selvagge. Roba tipo: «Ugo, fai saltare l’incontro con Biden, ché devo andare dal barbiere»; o «Giovanni, per la cerimonia del Ventaglio preferire un ventilatore»; oppure, più compromettente, «Laura, vengo a casa, preparami i cannoli...». Ecco, pensate al capo dello Stato con le sue richieste fondamentali per la nazione, dirette a amici e familiari più cari (in questo caso il suo segretario generale Ugo Zampetti, il capo della comunicazione Giovanni Grasso, la figlia Laura, ma potrebbero essere molti altri). E qui immaginate Mattarella intercettato da pm troppo zelanti. Sarebbe un tantino sconveniente.

Tutto questo per sottolineare che la Consulta ha sempre “coperto” le conversazioni casualmente captate e le corrispondenze private degli organi costituzionali; le quali corrispondenze non possono essere utilizzate senza la previa autorizzazione delle Camere (nel caso del presidente della Repubblica devono esser addirittura distrutte). Ed è sulla base di questa banalissima ratio da studente di giurisprudenza al primo anno, che la stessa Consulta ha ora stabilito attraverso una sentenza che «i materiali estratti da telefoni e computer (chat, email) equivalgono alla corrispondenza», e dunque sono coperti dalle garanzie costituzionali riservate ai parlamentari.

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LA CAMPAGNA

Il caso era stato sollevato da Matteo Renzi, l’intercettatissimo. E la suddetta sentenza a suo favore, in questi giorni, ha attizzato una campagna stampa degli ottimi colleghi Antonella Mascali e Gianni Barbacetto del Fatto Quotidiano. Il quotidiano titola in apertura: «Da Visibilia e Dell’Utri: le indagini in pericolo per la sentenza Renzi». E, argomenta: «La “sentenza Renzi” della Corte costituzionale arriva come una boccia da bowling ad abbattere i birilli di altre inchieste in giro per l’Italia: quelle milanesi che riguardano Daniela Santanchè, il figlio di Ignazio La Russa e i rapporti tra Beppe Grillo e l’armatore Vincenzo Onorato; e l’indagine fiorentina su Marcello Dell’Utri per strage». Cioè: siccome la Corte Costituzionale ha deciso che tutta la messaggistica in questione è riconducibile alla nozione di corrispondenza «costituzionalmente rilevante», appunto; be’, i pubblici ministeri non potevano – e non possono e non potranno- acquisire alcunché senza preventiva autorizzazione delle Camere.

Ora, gli amici del Fatto raccolgono il grido di dolore dei magistrati, i quali, da ora in avanti, vedranno monche le proprie indagini. Perchè con lo «scudo inviolabile» della Consulta saranno inutilizzabili i telefoni di Dell’Utri che conterranno sicuramente riferimenti a Salvatore Giuliano e Don Vito Corleone; e gli show di Grillo a doppia mandata contabile sulle crociere; e i bilanci zoppi della Santanchè e i commenti virilisti di Leo Apache La Russa (inintercettabile perché utilizzava la scheda sim del padre Ignazio). E i colleghi del Fatto hanno perfettamente ragione. E, dal punto sia etico che della procedura penale, la loro preoccupazione è finanche condivisibile. Però la legge è legge.

Prima ancora della «sentenza Renzi» l’art.15 della Costituzione recita: «La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili. La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge». E l’art. 68, al II° e soprattutto al III° comma estende il concetto ai membri del Parlamento: «Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione... Analoga autorizzazione è richiesta per sottoporre i membri del Parlamento ad intercettazioni, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni e a sequestro di corrispondenza». In punta di diritto, le suddette norme risultano principi cardine del dettato costituzionale. E sono in vigore da sempre. Solo che l’utilizzo dei nuovi mezzi di comunicazione ne aveva reso, negli ultimi anni, l’interpretazione da parte delle Procure talora – diciamo - fumosa.

«Diciamo che la Corte adesso ha chiarito definitivamente il senso della norma, quando parla di «intercettazioni in qualsiasi forma», per l’utilizzo delle quale è prevista sempre la richiesta dell’autorizzazione a procedere», mi dice Alfonso Celotto Ordinario di Diritto costituzionale all’Università Roma Tre. Che prosegue: «E il principio già chiaro, ora diventa indiscutibile, è a piena tutela non solo dei membri del Parlamento (art.68), ma anche dei privati cittadini che si trovano loro malgrado intercettati (art 15)». Celotto aggiunge che «il problema sarà anche sul come fare con le intercettazioni indirette di Cosimo Ferri, ex magistrato e parlamentare renziano, finito in una conversazione nel caso Palamara. Anche lì sarà necessaria la richiesta al Parlamento». E ha ragione.

NESSUN BLOCCO

Perché sta proprio qui l’equivoco di fondo: non è che con questa sentenza il magistrato venga bloccato nell’azione penale. Semplicemente, in virtù del principio d’autonomia e di separazione dei poteri, quando l’indagine coinvolge i parlamentari dev’essere richiesta l’autorizzazione alle Camere, che possono concederla o meno. Punto. Trattasi della Costituzione, non dell’opinione del Pretore di Lodi. Mettersi a discutere qui i principi costituzional - oltre ad profilarsi come un atto un po’ eversivo- significherebbe smantellare tutta l’architettura del nostro diritto, compiti dei pm compresi. A questo punto– alè!- davvero intercettiamo tutti, dall’ultimo peone alla buvette a Mattarella. Ricordo, però, che nel 2012 tutte le conversazioni cosiddette “indirette” captate incidentalmente dall’allora presidente Giorgio Napolitano accesero sì un dibattito dottrinale, e una querelle di stampa estenuante quanto i conflitti di attribuzione sollevati. Ma finì come finì. Con il trionfo dello Stato di diritto, e i pubblici ministeri che dovettero ripiegare, cordialmente accompagnati dalla Costituzione... 

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