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Concita De Gregorio, "assalto al Colle": Repubblica in tilt per Meloni (e Mattarella)

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martedì 28 luglio 2026
Concita De Gregorio

Concita De Gregorio

2' di lettura

"L’assalto al Colle è in atto": inizia così l'ultimo editoriale su Repubblica di Concita De Gregorio, secondo cui sarebbe in corsa una vera e propria guerra per il cambio della guardia al Quirinale, quando scadrà il mandato di Sergio Mattarella. Provando a immaginare come andranno le politiche del 2027, la giornalista scrive che la sicurezza "è il tavolo su cui si gioca la partita delle prossime elezioni e il nuovo duce se la è intestata subito, più efficacemente del suo sbadato mentore. È una corsa al peggio, i sondaggi sono implacabili: il generale arriverà oltre il 10, forse al 12. Potrebbe. Dipende. Da cosa? Dipende da come Giorgia Meloni muoverà il suo esercito, in primo luogo: non potrà farne a meno, dovrà venire a patti con lui, ma prima e intanto, in campagna elettorale, dovrà mostrarsi distinta, distante".

La partita più grande però, prosegue Concita, sarebbe quella del Colle, con l'obiettivo di farci arrivare un esponente di destra. Per la De Gregorio, l'intenzione del centrodestra di spingere per uno dei suoi al Quirinale si classifica addirittura come un "assalto". Secondo lei, inoltre, lo scenario non può realizzarsi perché "la Costituzione è antifascista: bisognerebbe che gli eredi del fascismo storico e/o i nuovi e più giovani protagonisti del fascismo del nuovo millennio giurassero rinnegando la propria matrice originaria. Difficile, quando esponi vessilli della Decima Mas e porti al collo aquile e croci di quella tradizione. Ma tutto si può fare, tutto possono fare per la partita grande. Mentire, dissimulare, persino momentaneamente abiurare: che volete che sia, sono solo parole. Durano un attimo".

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Per Concita, inoltre, si dovrebbe parlare di "assalto" anche per quanto successo col caso di Mario Roggero, il gioielliere condannato per aver ucciso due rapinatori. Per la giornalista, il centrodestra avrebbe sbagliato a chiedere la grazia per il 72enne perché la grazia è "prerogativa del capo dello Stato". Il riferimento è all'avvio dell'istruttoria da parte del ministro della Giustizia Carlo Nordio, che in realtà rappresenta solo il primo passaggio formale del procedimento di grazia. Ciò non toglie nulla al fatto che la decisione finale spetti al Colle.

Il pensiero della giornalista non è tanto diverso da quello del collega Carlo Verdelli, che nei giorni scorsi dalle colonne del Corriere della Sera, riferendosi a Mattarella, ha lanciato un appello: "L’attende un finale di partita dove la figura che rappresenta rischia di diventare, se non un bersaglio, un fastidioso intralcio. Ma la libertà non si custodisce stando sopra un albero. E Mattarella lo sa meglio di chiunque. Metta l’elmetto, se proprio serve. Tanto abbiamo appreso, durante il Covid, che al Quirinale c’è un bravo barbiere che gli sistemerà l’accurata piega in un baleno".

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