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Fosse Ardeatine, l'assurda polemica di Anpi e sinistra contro Giorgia Meloni

Alberto Busacca
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Dal 25 aprile al Giorno della Memoria. Dal primo maggio alla Festa della Repubblica. Non importa quale sia la ricorrenza, ciò che conta, per la sinistra, è trovare il modo di usarla contro il governo. Ieri, per esempio, erano gli ottant’anni dell’eccidio delle Fosse Ardeatine, costato la vita a 335 nostri connazionali. Un massacro che dovrebbe unire. E invece, per qualcuno, è stata solo un’occasione in più per attaccare Giorgia Meloni... «Oggi», ha detto ieri il premier, «l’Italia onora e rende omaggio alla memoria delle 335 vittime dell’eccidio delle Fosse Ardeatine, terribile massacro perpetrato dalle truppe di occupazione naziste come rappresaglia dell’attacco partigiano di via Rasella». E ancora: «L’eccidio ardeatino è una delle ferite più profonde e dolorose inferte alla nostra comunità nazionale e ricordare cosa accadde è un dovere di tutti». Ecco qui. Parole semplici, se vogliamo anche banali, di quelle che è giusto dire in queste occasioni. Ma si sa che nel fronte progressista ogni frase del presidente del Consiglio viene sottoposta ad analisi grammaticale, logica, storica e morale. Ogni vocabolo viene pesato col bilancino e, guarda un po’, alla fine qualcosa che non va si trova sempre.


Da chi sono arrivate le prime critiche alla Meloni? Domanda troppo facile. Ovviamente dai partigiani dell’Anpi. «Ancora una volta», ha detto Gianfranco Pagliarulo, «la presidente del Consiglio omette e confonde. Non parla della responsabilità dei fascisti italiani, a cominciare dal questore Caruso che fu condannato a morte per aver approntato la lista di 50 persone da sopprimere alle Ardeatine. Non dice che le vittime furono in grande maggioranza antifascisti ed ebrei. È la solita rilettura capziosa della storia che tende sempre a coprire le responsabilità dei fascisti e a negare il valore dell’antifascismo. Un’altra occasione perduta». Parole capziose, quelle del premier? In realtà, da tempo, la sensazione è che ad essere capziose siano le critiche di Anpi e affini. E che siano loro, casomai, a creare confusione usando la storia. Lo si è visto anche ieri, quando, “sfruttando” il giorno dell’anniversario delle Fosse Ardeatine, l’associazione dei partigiani e altre sigle hanno organizzato una biciclettata antifascista (a cui era presente anche il leader della Cgil, Maurizio Landini) «contro il razzismo, il nazionalismo, la guerra e il patriarcato», con «il preciso intento», si legge nel manifesto, «di unire la lotta antifascista - quanto mai attuale- ai movimenti sociali e ambientali che si battono per un modello di sviluppo sostenibile alternativo al neoliberismo». Sicuri che sia davvero questo il modo giusto per ricordare i fatti del marzo 1944?

 


Dopo Pagliarulo, comunque, è arrivato anche Nicola Fratoianni, dell’Alleanza Verdi Sinistra. «Un anno fa», ha spiegato, «la Meloni disse che alle Fosse Ardeatine furono uccisi dai nazisti perché italiani. Ora scrive che furono uccisi dai nazisti per rappresaglia dell’attacco partigiano in via Rasella. Alla Meloni proprio non riesce dire che furono uccisi dai nazisti e dai fascisti perché erano antifascisti. È più forte di lei». Ora, ognuno può vedere le omissioni e le capziosità che vuole, ma cosa c’è di sbagliato nel dire che le Fosse Ardeatine sono state una «rappresaglia dell’attacco partigiano di via Rasella»? Le cose sono andate esattamente così, è un dato di fatto, anche se a Fratoianni può legittimamente dare fastidio sentirlo dire...


È un peccato che pure questa volta si debba discutere di polemiche strumentali. È un peccato anche perché la giornata di ieri dovrebbe essere ricordata per un’altra cosa: la visita di Claudia Roth, ministra tedesca della Cultura, che insieme al suo omologo Gennaro Sangiuliano e a Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura, si è recata al Mausoleo delle Fosse Ardeatine per deporre una corona di fiori. A seguire, Roth e Sangiuliano sono andati al Portico D’Ottavia, alla Sinagoga e al Museo Ebraico. «È importante per me», ha detto la Roth, «ricordare a Roma questo terribile crimine, a fianco del mio omologo italiano. Ed è un segno di forza europea che la Germania e l’Italia ricordino insieme e piangano insieme in questo giorno». Già, perché questa è una ricorrenza che dovrebbe unire. Soprattutto a ottant’anni di distanza...

 

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