Cerca
Logo
Cerca
+

Francesco Rocca: "La sinistra sparla. Noi assumiamo i loro precari"

Pietro De Leo
  • a
  • a
  • a

E' il pomeriggio di ieri quando il Presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, annuncia una ulteriore tranche di nuove assunzioni e stabilizzazioni di precari nella Sanità Regionale. Libero lo contatta per capire lo stato dell’arte a quasi un anno e mezzo dalla sua elezione.

Presidente Rocca, una nuova tranche di assunzioni, dopo quella di circa quattro mesi fa. Quanti precari avete assorbito nella Sanità e qual è l’obiettivo di prospettiva?
«Abbiamo appena varato il più grande investimento sul personale della sanità negli ultimi vent’anni: ben 9 mila e 700 tra nuove assunzioni e stabilizzazioni. Una boccata d’ossigeno fondamentale per scommettere sul futuro del Servizio Sanitario Regionale. L’obiettivo di prospettiva è rafforzare la sanità del Lazio, dando piena attuazione al diritto alla salute per tutti i cittadini e rendere sempre più competitiva la sanità laziale. La situazione era disastrosa, ora stiamo cambiando rotta».

La sinistra continua ad accusarla di favorire il privato. Sono arrivati strali sulla decisione di destinare a questo comparto 7 milioni. Come replica?
«466 milioni di euro investiti sulle risorse umane della sanità pubblica solo da gennaio ad oggi. 661 milioni dal mio insediamento. I numeri parlano da soli. Fa sorridere che queste accuse vengano proprio da quella sinistra che, negli ultimi 10 anni, ha incrementato i fondi per la sanità privata di mezzo miliardo di euro. Ci si poteva costruire il nuovo Policlinico Umberto I. Noi ai privati abbiamo chiesto un’assunzione di responsabilità: inserire tutte le prestazioni nel Recup (sistema di prenotazione delle prestazioni n.d.r) e fornire posti letto per decongestionare le strutture pubbliche. Dunque, nessun regalo o favore. Infatti, chi si è rifiutato di collaborare con la Regione ha visto la sospensione del suo accreditamento.

Durante la campagna elettorale, lo scorso anno, erano stati affrontati alcuni temi-chiave. Partiamo dalle liste d’attesa. Com’è oggi la situazione?
«I tempi d’attesa, per alcune prestazioni, sono stati ridotti fino al 52%. Le faccio un esempio: se per una risonanza magnetica del cervello nel 2023 occorrevano ben 121 giorni, ad oggi ne occorrono 69, tenendo presente che uno degli effetti post-pandemia è l’aumento delle richieste di esami diagnostici di oltre un milione. Un punto di partenza, certo, e non di arrivo. Ad oggi abbiamo integrato nel sistema unico di prenotazioni oltre 1.700.000 prestazioni dei privati che arriveranno a 4 milioni nei prossimi mesi. Da fine maggio si potrà anche prenotare su tutto il territorio regionale da qualunque punto di prenotazione. Un complesso di azioni molto articolate i cui risultati ci dicono che stiamo andando nella giusta direzione».

Punto secondo: l’affollamento dei Pronto Soccorso. La situazione è cambiata?
«Il Progetto sperimentale per ridurre il sovraffollamento che abbiamo varato sta dando le prime risposte incoraggianti: diminuite dell’83% le ambulanze e le barelle bloccate nei Pronto Soccorso ; calo del 29% per un posto letto e del 28% delle attese fra la visita in PS e le dimissioni. Come per le liste d’attesa, sappiamo che la strada è ancora molto lunga, ma questi primi dati confermano che è quella giusta.

Qualche mese fa la cronaca è stata sconvolta da un tragico evento, l’incendio all’ospedale di Tivoli che ha acceso un faro sulle condizioni della sicurezza degli ospedali nel Lazio. Come si è mossa la Regione?
«Ben prima che si verificasse l’incendio di Tivoli, avevamo piena consapevolezza delle criticità e del degrado in cui versano molte strutture sanitarie del Lazio. Proprio per questo, nel mese di luglio scorso, abbiamo stanziato 700 milioni di euro per la sicurezza di pazienti e operatori, sull’antincendio e l’antisismica. Su Tivoli, non appena la Procura ha disposto il dissequestro della struttura, abbiamo impostato un cronoprogramma per la riapertura di tutti i reparti. Ad oggi sono operativi 8 di essi. L’orizzonte, per Tivoli, rimane sempre la costruzione del Nuovo Ospedale Tiburtino sul quale procederemo speditamente».

E quanto all’edilizia ospedaliera e alla fatiscenza di molte strutture, sono stati mossi passi in avanti?
«Innanzitutto, ricordo che abbiamo trovato oltre 500 milioni di euro non programmati da chi ci ha preceduto. In meno di 4 mesi abbiamo varato un maxipiano di investimenti per l’edilizia sanitaria, pari a 1 miliardo e 200 milioni di euro, impegnando tutte le risorse disponibili, a cui si aggiungono i 5 nuovi ospedali che la nostra Giunta realizzerà nei prossimi anni, senza dimenticare il nuovo Policlinico Umberto I».

L’autonomia sta affrontando il suo iter parlamentare alla Camera. Da Presidente della Regione, si aspetta un contraccolpo quanto a squilibri territoriali?
«No, mi aspetto una riforma che tenga conto delle peculiarità di ogni singola Regione. Auspico che, nel dibattito parlamentare possa essere superato il criterio della spesa storica che creerebbe disparità fra i territori nell’offerta dei servizi e che il nuovo impianto normativo dia piena attuazione alla nostra Costituzione, nel senso di una sussidiarietà virtuosa».

Tra qualche mese inizierà il Giubileo. Un enorme afflusso di pellegrini significherà la prova, specie a Roma, di far fronte ad una domanda di primo soccorso che probabilmente aumenterà. Come ci si sta preparando a questo?
«Abbiamo a disposizione 155 milioni di euro che stiamo impegnando per rafforzare il sistema dell’emergenza- urgenza del Lazio, ottimizzando i percorsi dei Pronto Soccorso e fornendo alle strutture sanitarie nuovi e moderni macchinari. Il Servizio Sanitario Regionale si farà trovare pronto».

Un altro tema centrale durante la campagna elettorale fu l’indebitamento della Regione. Oggi qual è il quadro?
«Più che in campagna elettorale, le brutte sorprese sono arrivate una volta al governo della Regione Lazio. Quando ci siamo insediati, infatti, ci siamo trovati di fronte ad un panorama finanziario devastante: oltre 22 miliardi di euro di debiti, un fardello che ogni anno sottrae dalle casse regionali ben 524 milioni in spesa per interessi. Il lavoro che abbiamo intrapreso, fin dai primi mesi, adesso comincia a premiarci: non è un caso, infatti, che l’agenzia Moody’s abbia registrato un incremento del rating della Regione. Sono state lodate le nostre politiche economiche, in particolare la ferma volontà di non contrarre nuovo debito».

Dai blog