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Lega, "chi bussa alla porta del partito": clamoroso in Parlamento

di Fabio Rubinivenerdì 16 gennaio 2026
Lega, "chi bussa alla porta del partito": clamoroso in Parlamento

3' di lettura

Se la giornata di oggi doveva essere caratterizzata dalla prova di forza dei “Team Vannacci” nei confronti di Matteo Salvini e dei “nordisti” della Lega, beh, il risultato - impietoso - sta tutto nelle foto del flash-mod davanti a Montecitorio: sei persone a reggere uno striscione che chiedeva lo stop dei finanziamenti a Kiev. Se in piazza è andata malino, in aula è stato anche peggio. Appena due i voti (Ziello e Sasso) in aperta discontinuità con la linea di Salvini.

Il leader come sempre non commenta, ma ha usato la riunione convocata di prima mattina con tutti i parlamentari - che sono stati “blindati” a Roma per partecipare al voto -, per lanciare messaggi inequivocabili. «I tesserati della Lega nel 2025 sono aumentati del 31%» e ha poi rivelato che «ci sono parlamentari che sono venuti a bussare alla porta della Lega». Tradotto: se qualcuno ha in mente di lasciare la Lega per abbandonarsi a derive “vannacciane”, faccia pure. Il partito - e il gruppo parlamentare- non ne sentirà la mancanza.

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La presa di posizione di Salvini è destinata ad aprire una fase nuova per la Lega e per la sua segreteria: nei prossimi messi Matteo lavorerà alla creazione di una cabina di regia politica che avrà come protagonisti, oltre ai vertici del partito, anche tutti gli altri big, da Giorgetti a Zaia, al sempre più emergente Stefani. Questa cabina dovrà lavorare per organizzare tutte le iniziative che il partito dovrà affrontare nel 2026. A partire dalla campagna referendaria. E anche qui Salvini, spiegano fonti del Carroccio, è stato chiaro con i suoi: «La Lega deve tornare pancia a terra sul territorio. Le 1.300 sezioni della Lega da Nord a Sud saranno trasformate in “Comitati per il Sì”» e il partito sarà mobilitato al massimo «a partire dai 500 sindaci eletti».

Il rilancio del Carroccio passa poi attraverso la difesa del decreto sicurezza che presto arriverà in Consiglio dei ministri, del quale la Lega rivendica la paternità. «Il partito - sottolineano fonti interne - è soddisfatto del pacchetto sicurezza di cui si parla in queste ore». Quello della legalità e della certezza della pena è da sempre un mantra per il Carroccio. E Salvini ci punta forte convinto com’è che presto si arriverà alla pace in Ucraina e dunque questo tema tornerà centrale nel dibattito politico italiano.

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Tornando alla crescita dei tesseramenti in Lega, a trascinarla sono state soprattutto tre regioni: il Veneto (dove si è appena votato e dove la Lega si è confermata primo partito con ampio distacco di Fdi), la Lombardia e il Lazio. Segnali positivi particolarmente intriganti in terra lombarda, dove a inizio 2028 si voterà per il nuovo governatore. La ragion di Stato dice che il Pirellone passerà di mano dalla Lega a Fratelli d’Italia, ma nessuno- a partire da Salvini e dal segretario regionale Romeo - è disposto a cedere senza combattere -. E allora ecco che un Carroccio in doppia cifra a livello nazionale alle Politiche del 2027 potrebbe fare da traino alla “resistenza” lombarda. In fondo tre anni fa i voti di Lega e Lista Fontana (oggi Lombardia Ideale) pareggiarono la crescita dei meloniani.

Ad ogni modo la nuova fase del Carroccio è partita. Il primo appuntamento ad oggi in calendario è la manifestazione convocata in piazza Duomo a Milano per il 18 aprile: ci saranno Viktor Orban e Marine le Pen. Di cosa si parlerà? Ovviamente di sicurezza e di come l’Europa deve tornare a difendere i propri confini, sbarrando la strada all’avanzare dell’islamizzazione. Altro tema sul quale la Lega punterà forte nell’anno appena iniziato.

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