"Nel Giorno della Memoria ricordiamo i nomi e i cognomi delle vittime e rinnoviamo la memoria di ciò che è successo, anche attraverso la preziosa testimonianza dei sopravvissuti e dei loro discendenti", queste le parole con cui Giorgia Meloni vuole oggi celebrare "i Giusti di ogni Nazione, che non esitarono a mettere a rischio la loro vita per opporsi al disegno nazista e salvare vite innocenti". Per questo, insiste il premier, "in questa giornata torniamo a condannare la complicità del regime fascista nelle persecuzioni, nei rastrellamenti, nelle deportazioni. Una pagina buia della storia italiana, sigillata dall'ignominia delle leggi razziali del 1938". Nella dichiarazione il presidente del Consiglio ricorda che "il 27 gennaio di ottantuno anni fa, con l'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, il mondo ha visto con i suoi occhi l'abisso della Shoah. Da quel momento, tutto è cambiato. La più grande macchina di morte concepita nella storia dell'umanità mostrava a tutti la sua ferocia, la sua sistematicità, il suo disegno diabolico. Milioni di persone strappate dalle loro case e uccise nei campi di sterminio, solo perché di religione ebraica. Un piano congegnato e messo in atto per cancellare dall'Europa ogni traccia della presenza, millenaria e feconda, degli ebrei e delle comunità ebraiche".
Eppure "purtroppo, a distanza di molti anni, l'antisemitismo non è stato ancora definitivamente sconfitto". Meloni lo definisce "un morbo che è tornato a diffondersi, con forme nuove e virulente. Oggi ribadiamo il nostro impegno per prevenire e combattere ogni declinazione di questa piaga, che avvelena le nostre società e ha l'obiettivo di demolire i principi di liberta' e rispetto che sono alla base della coesione sociale".
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Da Born in the Usa a Born in the Nazarén. Elly arruola Bruce Springsteen per le elezioni del 2027? A Kamala non h...Parole quelle del premier, arrivate mentre al Quirinale si tiene la celebrazione del Giorno della Memoria con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Presenti, tra gli altri, la presidente del Consiglio appunto, i presidenti di Camera e Senato Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, il vicepremier Antonio Tajani, i ministri Giuseppe Valditara, Matteo Piantedosi, Alessandro Giuli e Andrea Abodi, la senatrice a vita Liliana Segre e Sami Modiano, sopravvissuti ai campi di sterminio. A prendere la parola, dopo Meloni, il capo dello Stato. "La caccia agli ebrei, le deportazioni su carri bestiame, le selezioni, il freddo, le torture, la fame, gli esperimenti medici, le esecuzioni di massa, le camere a gas, le ciminiere dei crematori, le marce della morte. Famiglie smembrate e distrutte, omicidi brutali, violenze inaudite, condotte con sadismo o con burocratica impassibilità. Non soltanto una barbara e improvvisa esplosione di odio e di violenza razziale, quanto un'ideologia, una cosiddetta politica, un vero e proprio sistema di morte costruito negli anni, con malvagia determinazione, fondato sull'odio razziale. Mai nella storia dell'uomo uno sterminio era stato così lungamente progettato e così accuratamente programmato, nei minimi dettagli e con sconvolgente efficienza". E ancora: "Far memoria della Shoah oggi, ricordare quegli orrori indicibili e le vittime innocenti, non è solo un dovere della memoria: significa rinnovare con forza il nostro patto civile che si fonda su fratellanza, rispetto, convivenza; significa ribadire con fermezza che non permetteremo mai più che indifferenza, paura, complicità possano aprire nuovamente le porte a quello o ad altro abisso. Questa cerimonia -ha aggiunto il Capo dello Stato- è l'occasione per esprimere, con orgoglio e responsabilità, il patriottismo italiano e repubblicano che ci rende custodi, in ogni circostanza e in ogni momento, della dignità, unica e inalienabile, della persona umana. Custodi della democrazia". Da qui la conclusione: "Quest'anno celebriamo gli ottanta anni della Repubblica. Un evento decisivo della nostra storia. Come ha scritto il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, la riflessione sugli orrori vissuti e sulle leggi razziste 'è stata uno dei motori che hanno portato alla fondazione di una nuova società italiana, nella quale è cambiata anche la forma di sovranità, da monarchia a Repubblica. La Repubblica Italiana e la sua Costituzione -ha aggiunto il Capo dello Stato- sono nate contro le ideologie disumane e sanguinarie che avevano avvelenato la prima metà del Novecento, lasciando dietro di sé lutti, devastazioni, memorie incancellabili di orrore. Sono sorte dal sangue innocente dei deportati nei campi di sterminio, dei combattenti per la libertà, delle donne e degli uomini annientati solo per ciò che erano, per quel che pensavano, per quello in cui credevano. Nella Repubblica non c'è posto per il veleno dell'odio razziale, per i germi della discriminazione, per l'antisemitismo che affiora ancora pericolosamente, per coloro che predicano la violenza, per chi coltiva ideologie di oppressione, di sopraffazione per chi coltiva odio".




