La frana di Niscemi. L’ondata anomala di maltempo che ha martellato Sicilia, Calabria e Sardegna diventa nel dibattito politico - tema utile per sollevare l’ennesima polemica. Tanto che è dovuto intervenire (nuovamente) Nello Musumeci, ministro titolare del dicastero con la delega proprio alla Protezione civile. «Il denaro per Niscemi c’è», ha garantito Musumeci intervenendo all’evento “Difesa e sicurezza in un mondo instabile” intervistato da Bruno Vespa. Insomma, i «soldi ci sono e non sono quelli per il Ponte. Per Niscemi i soldi sono altri». Musumeci (già presidente della Regione dal 2017 al 2022), mercoledì riferirà in Aula. Ma già traccia la linea delle responsabilità: «È chiaro che ci sono responsabilità omissive e commissive nelle varie parti d’Italia, però credo che la prevenzione sia anche in questo caso essenziale. Non bisogna avere pudori, falsi pudori. Sei sindaci avvertono che il proprio territorio manifesta segnali inquietanti, meglio intervenire prima, come purtroppo non si è fatto a Niscemi, perché l'ultimo campanello di allarme in quella cittadina, che io ben conosco perché contigua alla mia provincia, era del ’97. Bisognava allora intervenire».
Oggi il responsabile della Protezione civile ricostruisce quasi 30 anni di inadempienze: «Bisogna capire perché per le autorità locali la frana del 1997 non presentava più alcun problema», scandisce Musumeci a SkyTg24, e «la questione frana di Niscemi non si è mai posta alla Regione. Fu posta nel 2022 quando io ho voluto che si redigesse il piano che esamina e controlla la vulnerabilità del territorio e in quell’occasione i tecnici hanno confermato quello che tutti sapevano, cioè che il territorio di Niscemi era soggetto a frana. Lo sapevano tutti, anche le pietre, ma per il comune di Niscemi il problema si era chiuso nel 1997». Quanto alla sottrazione dei fondi dal bilancio per il Ponte «Forza Italia vuole che il Ponte sullo Stretto diventi una delle grandi opere destinate a favorire la crescita di Calabria, Sicilia e di tutta l’Italia», scrive su X il vicepremier e segretario di FI, Antonio Tajani. Che precisa: «I fondi previsti per la realizzazione non dovranno essere tagliati ed utilizzati per risarcire i danni del maltempo. Ci sono tante proposte in proposito che verranno esaminate dal governo. Quella di utilizzare i fondi del ponte ci trova contrari».
Quanto agli interventi per tamponare le emergenze idrogeologiche il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini annuncia che «ha predisposto 1 miliardo di euro per investimenti sulla sicurezza nel settore idrico che andranno in particolare a potenziare i sistemi acquedottistici e di drenaggio urbano. Per oggi è stato annunciato un nuovo sopralluogo nelle località della costa ionica colpite dal ciclone Harry. Il vicepremier Salvini e il presidente della Regione Siciliana (e commissario per l’emergenza), Renato Schifani, si recheranno a Furci Siculo, in provincia di Messina. A sminare finanziariamente le polemiche «delle opposizioni sull’ondata di maltempo che ha colpito la Sicilia, causando una frana a Niscemi», ci pensa il sottosegretario alle Infrastrutture Tullio Ferrante. Che fa di conto: «Il governo ha già assicurato i fondi per i primissimi interventi, pari a 100 milioni di euro, ed e pronto a stanziare ulteriori risorse anche attraverso il Fondo di solidarietà europeo, come indicato dal vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani». E qui scatta la replica alle polemiche innescate dal leader del Pd Elly Schlein di «utilizzare le risorse del Ponte sullo Stretto di Messina».
Niscemi, "peggio del Vajont": la frana non si ferma, scenari apocalittici
"L’irreparabile è già avvenuto", aveva detto in mattinata Nello Musumeci aggiornando su Ni...L’esponente di Forza Italia Ferrante mette in colonna gli stanziamenti già a disposizione proprio per «mettere da parte demagogia e benaltrismo». E spiega: «Si tratta di due capitoli di bilancio che si possono attivare in parallelo, garantendo sia la messa in sicurezza che lo sviluppo dei territori. In Sicilia, come Mit, stiamo portando avanti investimenti pari a 1,8 miliardi di euro per le nuove opere Anas e 23 miliardi di euro per le misure di Rfi» per «garantire tutti gli interventi necessari e per affrontare quest’emergenza con risposte serie e concrete». C’è da dire che l’accordo per il Fondo di Sviluppo e coesione (Fsc) 2021-2027 tra la presidenza del Consiglio dei ministri e la presidenza della Regione Siciliana, ha già assicurato alla Regione Siciliana un budget di 5,35 miliardi di euro. La dotazione originaria era di 6,6 miliardi di euro, per finanziare 580 interventi. Di questi 1, 3 miliardi di euro sono stati destinati poi al cofinanziamento regionale per il ponte sullo Stretto. Lo Stato ha destinato fondi Fsc originariamente indirizzati alle medesime finalità di manutenzione ed infrastrutturazione dei territori locali.




