C’era una volta una strana combriccola formata da hobbit, elfi, nani e un paio di membri della segreteria del Partito democratico. Eccola qui, la nuova Compagnia dell’anello che piacerebbe alla leader dem Elly Schlein.
D’altra parte, domenica, la capa del Nazareno, parlando ai suoi, è stata molto chiara: «Dobbiamo riprenderci Tolkien». E allora via, compagni, tutti in viaggio verso Mordor, dove forse sorgerà finalmente il sol dell’avvenir...
Diciamo la verità, la frase della Schlein risulta grottesca sotto qualunque punto di vista. Intanto è bizzarra la scelta del verbo. In che senso «dobbiamo riprenderci» Tolkien? Dire «riprenderci» significa che un tempo, secondo Elly, Tolkien era patrimonio della sinistra. Ma, spiace ricordarglielo, non è assolutamente così. Dal fronte progressista, negli ultimi anni, tanti sostengono che “Il Signore degli Anelli” fosse un libro molto amato dagli hippie americani, che ne apprezzavano l’ambientalismo e la critica al materialismo. C’è del vero, certo, ma l’accoglienza da parte dei progressisti italiani è stata invece molto diversa.

LA MOSTRA
Viene citata spesso la stroncatura dell’opera con cui Elio Vittorini convinse Mondadori a non pubblicarla. Correva l’anno 1962. Scriveva Vittorini: «Una ristrutturazione più che una costruzione. Il successo del tentativo richiederebbe la forza di un vero e proprio genio (che Tolkien dà prova di non essere) e la convalida di una attualità, ma ciò non si verifica affatto». Alè, tanti saluti a Tolkien. È così che, nel 1970, “Il Signore degli Anelli” è infine uscito, in volume unico e con la prefazione di Elémire Zolla, per la casa editrice Rusconi, diretta da Alfredo Cattabiani e considerata, allora, fortemente schierata a destra.
Non si tratta, comunque, soltanto di una disfida tra intellettuali. In generale, all’epoca, i compagni hanno sostanzialmente snobbato Tolkien, forse anche per reazione all’entusiasmo dei giovani missini, che in quell’universo magico si sono gettati a capofitto. «Quand’ero ragazzo», ha ricordato Marcello Veneziani, «“Il Signore degli Anelli” era una specie di bibbia favolosa per i giovani di destra in libera uscita dalla storia. Era un breviario perla gioventù tradizionalista, che piaceva sia ai cattolici che ai neopagani; quei ragazzi si allontanavano dalla mitologia fascista per abbracciare una nuova mitologia fuori dalla storia e dall’ideologia». La sinistra, al contrario, «reputava il tolkienismo di destra un’oasi di ricreazione del nazismo, quasi l’asilo nido perla militanza fascista».
E lo snobismo di una parte del mondo progressista è arrivato fino ai giorni nostri. Ricordate la fredda ironia con cui tanti hanno commentato la mostra su Tolkien organizzata a Roma nel 2023? Uno scrittore di tale livello è stato definito più volte «autore preferito della presidente del Consiglio», come se soltanto l’ammirazione della premier potesse spiegare un’iniziativa di quel tipo (che poi è stata un grande successo, ma questo non si ricorda mai...). «Tolkien di Stato», titolava Repubblica un pezzo di Concetto Vecchio. E poi: «La mostra da 250mila euro che fa felice Giorgia Meloni».
Insomma, per questo, oggi, le parole della Schlein fanno un po’ ridere. Non avete niente da riprendervi, onorevole segretaria, perché quel mondo fantastico non è mai stato il vostro. Se poi, col consueto ritardo, volete iniziare a leggere Tolkien pure voi, almeno risparmiateci lezioncine e ditini alzati. «È davvero singolare», ha commentato in proposito Gennaro Sangiuliano, «che dopo aver insultato e deriso la mostra su Tolkien voluta quando ero ministro della Cultura, ora la Schlein voglia trovare ispirazione nel grande scrittore britannico. La segretaria Pd cominci a fare ammenda per le tante critiche superficiali e banali che furono rivolte a quella mostra».
TERRA DI MEZZO
«Per tanti anni», scriveva profeticamente nel 2023, su Libero, Luca Beatrice, «“Il Signore degli Anelli” è rimasto un libro ignorato, inviso alla sinistra. Improvviso, ecco spuntare qualche recente tentativo di appropriazione indebita, come quella dei Wu Ming che per Bompiani hanno da poco ripubblicato il saggio del 2013 “Difendere la terra di mezzo”, sostenendo a proprio vantaggio la tesi di un Tolkien troppo universale per essere rinchiuso in una nicchia identitaria». E poi: «Immaginando il fenomeno su larghissima scala - “Il Signore degli Anelli” ha venduto 150 milioni di copie nel mondo -, Tolkien divide analogo destino con altre figure urticanti, il cui pensiero attraversa il tempo e continua a far parlare di sé. Come Pier Paolo Pasolini, tradizionalista ma in senso diverso, tanto da non poter essere trasformato in un simbolo per la destra, nonostante più di una tentazione. Quelle di Tolkien, invece, sono idee certamente di destra, le nostre idee, non vedo perché non ribadirlo». Ecco, appunto. Perché tra hobbit, elfi e nani, alla fine, i dirigenti dem non sembrano molto a loro agio...




