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FdI inchioda la Cgil: "Rifiuta gli aumenti ai lavoratori"

di Michele Zaccardimercoledì 25 febbraio 2026
FdI inchioda la Cgil: "Rifiuta gli aumenti ai lavoratori"

3' di lettura

All’indomani della firma del rinnovo del contratto collettivo del Comparto Funzioni Locali per il triennio 2022-2024, che ha portato a un aumento sostanzioso per i dipendenti pubblici a cui la Cgil si è opposta, scoppia la polemica. E Fdi va all’attacco. «C’è chi dice no al rinnovo dei contratti della pubblica amministrazione. Ancora una volta la Cgil di Landini si distingue per la sua incoerenza sindacale» attacca il senatore di Fdi e componente della Commissione Finanze, Giorgio Salvitti.

«Mentre il governo Meloni lavora per mettere fine allo scandalo delle mancate modifiche contrattuali, assicurando 140 euro in più al mese e oltre 1700 euro di arretrati per i dipendenti degli enti locali» aggiunge Salvitti «il segretario del “niet a prescindere” si sfila da un accordo che dà a oltre 400mila dipendenti più soldi in busta paga già dal mese di marzo». «Una firma che» prosegue «rappresenta un altro passo verso il completamento dei rinnovi del triennio 2022/24, che attende ora la sigla definitiva sull’intesa per medici e dirigenti sanitari. Dopo le dieci firme su contratti nazionali, e troppi no della Cgil, il governo è al lavoro per i negoziati sui prossimi tre anni. Una contrattazione partita, per la prima volta, è bene ricordarlo a chi dall’opposizione si lagna della perdita di potere d’acquisto, nel corso del triennio di riferimento. Archiviamo, così, la pessima abitudine delle trattative ex post cui ci ha abituato chi ci ha preceduto».

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Nello specifico, il rinnovo approvato da Aran lunedì, prevede che, a partire da marzo, per i lavoratori contrattualizzati con il Ccnl di categoria un incremento di 136,76 euro lordi per tredici mensilità. In termini percentuali, l’aumento corrisponde al +5,78% del monte salari 2021. Va poi considerato lo 0,22% di trattamento accessorio che porta l’aumento complessivo a circa 140 euro. Non solo. Perché con il via libera del rinnovo arriveranno pure gli arretrati. Con la firma del nuovo contratto Enti locali, dal prossimo mese scatteranno così gli arretrati maturati fino al 28 febbraio 2026. Si tratta di una cifra media pari a 1.728 euro per ciascun dipendente.

Come chiarito dal ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, lo scopo del rinnovo 2022-24 è quello di accorciare le distanze nelle retribuzioni tra i dipendenti degli enti locali e ministeriali che storicamente percepiscono importi più elevati. Il contratto mira inoltre a invertire una tendenza centrifuga dai Comuni. Secondo i dati forniti dall’Istituto per la finanza e l’economia locale (Ifel) i salari bassi sarebbero la causa principale dell’esodo di lavoratori in uscita dagli enti locali.

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Tra il 2017 e il 2023 le cessazioni hanno viaggiato ad un ritmo compreso tra le 11mila e le 16mila unità l’anno per effetto anche dei pensionamenti. Oltre all’aspetto salariale, il contratto contempla norme che mirano ad agevolare la conciliazione tra lavoro e vita privata. Nel comparto Enti locali debutta la possibilità di accordare, su base volontaria e sperimentale, la settimana di quattro giorni, a patto che il totale delle ore si attesti sempre sulle 36 ore. L’intesa sblocca inoltre il riconoscimento dei buoni pasto anche ai lavoratori che operano in modalità da remoto, in particolare caregiver o con fragilità legate alla salute. Attraverso la contrattazione integrativa sarà inoltre possibile modulare i giorni in presenza e incrementare il numero di giorni in smart working per chi ha maggiore esigenza.

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