Chiude la campagna elettorale per il referendum sulla giustizia allo Speciale TgLa7, la premier Giorgia Meloni. E intervistata dal direttore Enrico Mentana definisce il voto del 22 e 23 marzo come "la sfida tra chi vuole che le cose rimangano identiche e chi vuole guardare avanti, chi vuole consegnare una nazione ai propri figli più moderna, migliore".
"Da Barbera a Di Pietro, ci sono magistrati autorevoli che non vengono dalla mia parte politica che hanno fatto questa battaglia, ci aiutano a dimostrare che non è una riforma di destra o di sinistra", sottolinea il presidente del Consiglio. "Per il taglio dei parlamentari - ricorda ancora - noi votammo a favore, con i 5 Stelle, perché pensavamo che era battaglia giusta". Come dire: strumentalizzare è sbagliato, così come usare un referendum come leva esclusivamente politica contro un governo avverso.
La riforma della giustizia c'entra con il caso di Garlasco o della famiglia nel bosco perché "questa è una riforma sulla responsabilità e la meritocrazia nella giustizia e sul tentativo di togliere il controllo della politica sulla giustizia - sottolinea ancora Meloni -. Prendiamo il caso della famiglia nel bosco, c'è un approccio ideologico ma anche di negligenza perché quando si fa la scelta più facile, che è quella di allontanare i bambini da quella famiglia, c'è anche un problema di negligenza".
Alle opposizioni quindi chiede: "Dov'è la deriva illiberale? Una volta che voglio essere europeista io non si può fare...", è la battuta mostrando una mappa europea dove è prevista la separazione delle carriere in magistratura. "Se vince il no mi preoccupa il messaggio che in questa nazione non si possono cambiare le cose", insiste per poi assicurare che non ci saranno conseguenze politiche, in nessun caso. "Io non vedo contraccolpi indipendentemente da come il referendum dovesse andare, particolarmente per il governo. La maggioranza è solida, ed è stata solida anche in questa campagna. A differenza dell'opposizione, dove ci sono esponenti che sostengono il sì".




