Forse adesso si capiscono meglio i motivi della smania di Giuseppe Conte. Quell’improvvisa voglia di primarie per la scelta del candidato premier del “campo largo” che il presidente del M5S ha esternato mentre era ancora in corso lo spoglio delle schede del referendum. Tra un coro “Bella ciao” e un tappo di spumante che salta in piazza. Vuoi vedere che l’ex premier- neanche troppo “sotto sotto” - pensa di soffiare a Elly Schlein la vittoria ai gazebo? Due sondaggi dopo, la risposta è: sì. Conte ha spalancato le porte alla conta popolare – novità per i pentastellati – perché numeri alla mano è convinto di sbaragliare la concorrenza del Pd e provare a coronare, così, il suo sogno: tornare a Palazzo Chigi.
Carlo Calenda aveva capito tutto. «Sarà Conte il leader», aveva profetizzato dagli studi de La 7 martedì mattina. Poi la sera, dagli studi di Porta a Porta, è arrivata la prima conferma: se si votasse oggi, sarebbe proprio l’ex avvocato del popolo grillino il favorito per sfidare Giorgia Meloni. A elaborare la stima, Noto Sondaggi. E dunque: l’ex premier diventerebbe il frontman del “campo largo” conquistando il 43% dei sondaggi. A seguire, Schlein con il 37% e uno dei due leader di Avs, Angelo Bonelli, con il 12%. Indeciso l’8% dei sostenitori del centrosinistra. E qui vale la pena citare un’altra profezia di Calenda: «Vincerà Conte perché mezzo Pd pensa che sia un candidato più forte di Schlein contro Meloni». Dal sondaggio dell’istituto fondato da Antonio Noto, infatti, emerge un altro aspetto interessante: mentre tutto il M5S si schiererebbe granitico al fianco di Conte, non sarebbe così per gli elettori democratici, visto che il 12% di loro sarebbe pronto a votare l’ex premier pentastellato invece della leader Schlein. Mentre Conte incasserebbe il 95% dei voti grillini, Elly dovrebbe accontentarsi del 70% di quelli dem, dovendo fare i conti con l’emorragia in direzione dell’alleato.
Bonelli, delirio contro Meloni e il Corriere della Sera lo gela: "Addirittura?"
Vedi alla voce: spararla grossa. Angelo Bonelli sul Corriere della Sera esagera a tal punto che anche la sua intervistat...Stessa cosa per Bonelli. Solo il 50% di chi vota Avs opterebbe per il proprio leader: il 29% sceglierebbe Conte. Il numero uno del M5S, conferma Noto, «è apprezzato da una parte del Pd, mentre invece Schlein non riesce ad aggregare il voto pentastellato, che andrebbe in toto a Conte». Insomma, il leader del M5S «non parte svantaggiato in caso di primarie» e questo è sorprendente visti i rapporti di forza tra i partiti, con il Pd che vanta dai sette agli otto punti di vantaggio sui pentastellati a seconda dell’istituto di ricerca. «Una parte del Pd voterebbe Conte, che prenderebbe tutto il voto grillino e anche un po’ di quello di Avs», mentre Elly non potrebbe fare altrettanto, tira le somme Noto con tutte le cautele del caso.
Da Porta a Porta a Realpolitik, mercoledì sera. Stavolta a diffondere i numeri è Only Numbers di Alessandra Ghisleri. La domanda è la stessa: «Primarie del centrosinistra, chi voterebbe?». Ed è identica anche la risposta: Conte. Il capo del M5S uscirebbe dai gazebo al primo posto, seppure con appena il 12,8% dei voti. Alle sue spalle si attesterebbe il sindaco di Genova, Silvia Salis, con il 9,8%, mentre la segretaria Schlein – ecco la notizia – dovrebbe accontentarsi di un misero terzo posto con l’8,4%. A seguire Matteo Renzi (4,5%) e poi Angelo Bonelli (2,7%). Indeciso il 7,5% degli elettori di centrosinistra, mentre oltre il 50% del popolo del “campo largo” o si rifugerebbe nella scheda nulla o bianca, o addirittura non voterebbe. Non proprio un segnale incoraggiante dopo l’accelerazione impressa dai leader sull’onda del risultato referendario e dell’esultanza in piazza.
Sarà un caso, ma dopo la diffusione di queste prime rilevazioni sono iniziate le frenate tra i dem (e non solo). Non sarà, questo il sottinteso, che le primarie invece di Schlein favoriscono Conte? Così è partito il ritornello: «È presto» (Goffredo Bettini, direttore rivista Rinascita); «presto per parlarne» (Pina Picierno, vicepresidente Parlamento Ue); «prima si deve parlare di contenuti» (Enrico Di Stasi, segretario Pd Bologna); «errore clamoroso ora» (Stefano Bonaccini, presidente del partito). Perfino Salis, che pure prenderebbe più voti di Schlein e spesso è tirata per la giacchetta come alternativa “moderata” alla segretaria, si è nascosta: «In questo momento le ritengo divisive». Fuori dal Pd, anche Nicola Fratoianni, l’altro leader di Avs, ha pigiato il piede sul pedale del freno: «Non penso che sia questa la priorità».
Pd, il pranzo segreto tra Silvia Salis e Franceschini: nel mirino c'è Schlein
Dopo la vittoria del referendum sulla giustizia, il Pd si prepara ad affrontare la partita più importante in vist...Così l’idea del “papa straniero” continua a non tramontare. Su La Stampa l’editorialista Marcello Sorgi ha lanciato in pista il capo della procura di Napoli, Nicola Gratteri, fresco testimonial del No uscito vincitore dalla prova referendaria. Magistrato, profilo securitario, meridionale, sarebbe perfetto suggerisce - per proiettare i voti del 22 e 23 marzo alle Politiche. E poi a sinistra non manca chi fa notare il protagonismo di un’altra riserva della repubblica di lusso: Franco Gabrielli, l’ex capo della Polizia, ex direttore del Servizio segreto civile, ex autorità delegata alla Sicurezza con Mario Draghi, anche lui schierato per il No.




