Don’t stop ’til you get enough. Letteralmente non fermarti finché non ne hai abbastanza. Serve tirare in causa il moonwalk di Michael Jackson e il suo classico del 1979 per descrivere l’ossessione, perché di ossessione dobbiamo parlare, del primo cittadino di Torino, il dem Stefano Lo Russo, nei confronti di Askatasuna. Presente al forum tenutosi nella redazione di Repubblica sotto la Mole Antonelliana ha affrontato i temi legati alle elezioni che si terranno l’anno prossimo. Ma c’è un punto sempre nel mezzo, che non se ne va mai via.
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Nonostante le devastazioni del 31 gennaio. Nonostante il desiderio dichiarato di contare “più sbirri morti,...Parliamo del centro sociale, col nome che deriva dal basco e significa libertà, sgomberato lo scorso 18 dicembre. Nel corso dell’intervista gli viene chiesto del futuro della città in riva al Po. Lo Russo dice che Torino «sta affrontando la sfida del cambiamento con la consapevolezza dei suoi punti di forza e, mi sembra, anche con la capacità di gestire i suoi punti di debolezza». Pare di essere usciti dal tunnel, manco fosse Caparezza, per voltare finalmente pagina. Ma poi arriva la fatidica domanda. I colleghi del giornale fondato da Scalfari, tornano su Askatasuna. «A che punto siamo?», gli chiedono. E lì i pensieri impazzano e prendono il volo. «L’immobile è inagibile ed è stato reso inagibile proprio per disposizione del ministero stesso: questo è un elemento di partenza per qualunque possibile riutilizzo», il sindaco non riesce a dirsi vinto. Askatasuna deve tornare è questa la parola d’ordine. «L’obbiettivo», prosegue, «resta garantire l’uso dell’immobile di corso Regina 47 a fini sociali per il quartiere il prima possibile».
Frenesia senza fine. «Il problema è capire che cosa fare e con chi, e poi c’è un tema di formula giuridica da adottare». Conclude infine con la ciliegina, per restare in tema pasquale chiusura con la colomba. «Ricordo che quella dello sgombero è una decisione che abbiamo subito. Io avevo fatto una scelta opposta». E allora liberi tutti... Niente da fare. Così queste parole fanno seguito all’incontro tenutosi il 1° aprile, a Palazzo di Città, che ha visto la partecipazione del vicesindaco Michela Favaro, dell’assessore alle politiche sociali Jacopo Rosatelli e, tenetevi forte, del Comitato Vanchiglia Insieme. Sodalizio, quest’ultimo, baluardo dell’antifascismo torinese. Per rendersene conto basta farsi un giro sui loro profili social. Tra un “Torino partigiana”, un allenamento di “antifa boxe” c’è ovviamente lo spazio per l’esegesi del centro sociale sgomberato. Se per Enrico di Navarra “Parigi val bene una messa”, per Lo Russo in vista delle amministrative 2027 Askatasuna val bene un patto.




