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Elly Schlein da Sanchez: l'internazionale contro Giuseppe Conte

di Elisa Calessimercoledì 15 aprile 2026
Elly Schlein da Sanchez: l'internazionale contro Giuseppe Conte

3' di lettura

Mentre gli altri si agitano, tra libri, interviste e consolle in piazza, Elly Schlein, zitta zitta, va di nuovo a segno. Questa volta con la proposta, solo apparentemente ingenua, di organizzare una grande manifestazione per la pace. È chiaramente un modo per non disperdere il popolo del No emerso al referendum, molto probabilmente sensibile anche alla pace (del resto chi non lo è). Salta agli occhi, però, un dettaglio che distingue la mossa di Schlein dalle iniziative degli altri. Il libro di Giuseppe Conte, così come il percorso organizzato dal M5S o le primarie delle idee di Italia Viva, si rivolgono ai propri elettori di riferimento. La proposta di Schlein, invece, guarda a tutto il campo largo. La risposta è stata positiva. Hanno accolto la proposta Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni di Avs. «Pronti a organizzare insieme una grande piazza per la pace, per la giustizia sociale e contro la guerra. Sia questo il primo punto del programma per dare un’alternativa all’Italia». Ma anche Conte, bruciato sul tempo, non ha potuto fare altro che accettare: «Ci stavamo già lavorando e raccogliamo l’invito anche delle altre forze di opposizione: ci ritroveremo tutti insieme unitariamente in piazza per dire no alla politica vergognosa di questo governo». Come sintetizza un dirigente dem, «mentre gli altri discutono di chi è più adatto a fare il leader del centrosinistra, lei lo fa». E non è l’unica iniziativa della segreteria del Pd che va in questa direzione, cioè di esercitare di fatto una leadership sulla coalizione.

Venerdì e sabato Schlein volerà a Barcellona, dove si terrà il Global Progressive Mobilisation, un grande evento organizzato dal premier spagnolo Pedro Sanchez per riunire, per la prima volta, i leader progressisti provenienti da tutto il mondo. Ci saranno il presidente del Brasile Luiz Inacio Lula e il colombiano Gustavo Petro, il numero uno del Consiglio europeo Antonio Costa e la vicepresidente della Commissione Ue Teresa Ribera. E altri leader di un centinaio di partiti progressisti di tutto il mondo. L’obiettivo è rilanciare una sorta di Internazionale progressista e mostrare che esiste «un’alternativa all’estrema destra». L’unico leader italiano invitato è Schlein. Un riconoscimento non da poco, soprattutto ora che Conte si è riappropriato dell’etichetta “progressista” e il tema della leadership è in discussione.

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Al Nazareno c’è molta attesa per questo appuntamento. Da giorni la segretaria si è messa al lavoro sull’intervento che dovrà tenere in un panel il secondo giorno e dal titolo “Europe’s Freedom Deal: securing Europe’s independence in climate, energy, digital and defence policy”. Accanto a lei ci saranno Reem Alabali Radovan, ministro tedesco dell’Spd, Mohammed Chahim, del partito laburista olandese e vicepresidente del gruppo dei Socialisti e Democratici al Parlamento europeo e Teresa Ribera, vicepresidente della Commissione europea. Una vetrina internazionale prestigiosa, anche se di parte, utile, in ogni caso, a costruire quello standing che alcuni anche nel suo partito - le rimproverano di non avere. È solo il primo passo. Da qui all’autunno Elly viaggerà ancora di più. Non solo in Italia. Farà un giro nelle cancellerie che contano, organizzerà incontri pubblici e riservati. Un lavoro che, al Nazareno, è già iniziato e occuperà i prossimi mesi. Parallelamente, si lavora per non disperdere la mobilitazione del referendum. L’idea su cui si sta ragionando è di trasformare i comitati per il No sulla riforma della giustizia in comitati in difesa perla Costituzione, una cornice che può funzionare anche in vista elezioni politiche, a difesa di alcuni principi tutelati dalla Carta e che coincidono con le priorità del campo largo: lavoro, salute, scuola. Ma è anche una rete che potrebbe tornare utile a Schlein quando si faranno le primarie. I sondaggi che danno Conte in vantaggio, fanno notare al Nazareno, dimenticano che il Pd ha una macchina organizzativa che il M5S non ha. Così come una rete di rapporti con associazioni che il M5S non ha. È vero che i sondaggi danno in vantaggio Conte. Ma un conto sono le interviste telefoniche, altro è recarsi a un seggio, firmare una carta dei valori, versare due euro e votare. Tutto potrebbe cambiare se le primarie fossero anche online. Sulle regole la battaglia sarà dura.

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