Sarà un 25 Aprile "istituzionale", tra manifestazioni e cerimonie. Il capo dello Stato Sergio Mattarella, come da tradizione, deporrà una corona d'alloro all'Altare della Patria a Roma. Insieme al presidente della Repubblica ci saranno il premier Giorgia Meloni, i presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, e della Corte costituzionale, Giovanni Amoroso, le autorità militari. E come ogni anno, ecco le polemiche politiche, spesso pretestuose e strumentali, rinnovarsi in eterno per frasi vecchie e posizioni ben note. Come quelle di La Russa, storico esponente di Msi, Alleanza nazionale e oggi Fratelli d'Italia, che ha sempre rivendicato con orgoglio la scelta di voler ricordare al cimitero le vittime di quel tremendo momento storico, tanto i partigiani quanto i repubblichini che combatterono in nome del Duce.
Un tentativo di pacificazione nazionale interpretato a sinistra come semplice revisionismo storico e che trova nel Fatto quotidiano un distributore automatico di insulti. Questa volta, sotto forma di vignetta in prima pagina firmata dal prode Mannelli. "Il 25 aprile onore ai partigiani e ai fascisti di Salò", recita il faccione di La Russa. Con didascalia emblematica: "La grande testa di Gnazzo". Un sapido gioco di parole (ben poco elegante, ma in fondo conoscendo il pulpito non c'è molto da stupirsi) che fa il paio con le dichiarazioni assai poco concilianti di vari esponenti delle opposizioni.
Il generale Vannacci fa impazzire la sinistra: "Come festeggio il 25 Aprile?"
"Il 25 aprile io festeggio San Marco, quando la Liberazione diventerà una festa unitaria che unisce tutti gl..."La storia non si può riscrivere - puntualizza Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle -, non tutti si sono ritrovati dalla parte giusta e noi il 25 aprile celebriamo la Liberazione, celebriamo un'Italia democratica, una Costituzione che è stata costruita sull'antifascismo. Se ne devono fare una ragione". Il suo ex portavoce a Palazzo Chigi, Rocco Casalino, è ancora più apocalittico: "Tra due anni si voterà il capo dello Stato e potrebbe essere realisticamente Ignazio La Russa il prossimo presidente della Repubblica, che fa ancora dichiarazioni che richiamano il fascismo, cose che pensavamo superate. Dopo Mattarella avere La Russa: questo scenario è un pericolo vero".
Lo stesso concetto, espresso con un po' più di garbo, da Carlo Calenda: sul 25 aprile, stigmatizza il leader di Azione, "c'è una grande confusione, perché bisogna dire che i partigiani e coloro che fecero parte della Repubblica di Salò erano la stessa cosa? Vuol dire che sei piuttosto confuso e forse non dovresti ricoprire il ruolo che ricopri".
"Grande testa di Gnazzo": guarda qui la vignetta di Mannelli sul Fatto quotidiano




