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Sulla cultura è la sinistra che continua a rincorrere la destra

Ogni giorno sui quotidiani siamo costretti a leggere il “doveroso” articolo di turno sul fallimento dell’egemonia culturale della destra. Si dimette Sangiuliano? È fallita la cultura di destra. Giuli rompe con Merlino? È fallita la cultura di destra. Gli artisti piangono miseria?
sabato 16 maggio 2026
Sulla cultura è la sinistra che continua a rincorrere la destra

3' di lettura

Ogni giorno sui quotidiani siamo costretti a leggere il “doveroso” articolo di turno sul fallimento dell’egemonia culturale della destra. Si dimette Sangiuliano? È fallita la cultura di destra. Giuli rompe con Merlino? È fallita la cultura di destra. Gli artisti piangono miseria? È fallita la cultura di destra. La superficialità di queste analisi fa il paio con la mancata elaborazione del lutto per avere perso il fortino del Mic, dove non si orienta la cultura nazionale bensì si distribuiscono tanti soldi e tante poltrone, il vero e unico bottino che fa gola ai progressisti nostrani. Il punto è che a ben guardare le cose stanno un po’ diversamente. C’è l’occhiuta vigilanza di un’opposizione incarognita che su ogni iniziativa che abbia a che fare con la cultura spara tutte le cartucce disponibili. E parte l’allarme: ecco, vogliono costruire la loro egemonia.

Ma chi l’ha mai detta questa stupidaggine? Nessuno. Né Sangiuliano né Giuli né Meloni né nessun intellettuale di area perché tutti sanno bene che non è possibile più nessuna egemonia, piuttosto c’è la possibilità di incunearsi dentro la frammentazione del comune sentire per veicolare una visione plurale. Ma anche questa possibilità viene vista come un affronto. Basta una mostra su Tolkien (che peraltro ha avuto un numero record di visitatori) per scatenare analisi, ironie, sarcasmi e la condanna suprema: pensano agli hobbit ma sotto il mantello di Gandalf hanno ancora le camicie nere... E che dire di Giorgia Meloni e del femminismo messo in crisi da una di destra arrivata a Palazzo Chigi? E no no no, mica c’entrano lei e quelle come lei col femminismo. Si scomoda il priapismo di Mussolini, si intrecciano dotte analisi sull’emancipazionismo reazionario: care di destra, state fuori dal recinto, voi siete serve del patriarcato... Insomma a ben guardare è la sinistra che rincorre la destra, che ha come finalità quella di metterla fuori gioco, non solo sul piano politico ma anche e soprattutto sul piano delle idee, del costume, dell’immaginario. Altro esempio: si è parlato più della mediocre serie M. il figlio del secolo, tratta dal trascurabile e non definitivo romanzo di Antonio Scurati che della bellissima serie Portobello diretta da Marco Bellocchio.

La prima funzionale a dire quanto siano deprecabili gli eredi degli squadristi con la fiamma nel simbolo, la seconda troppo urticante per i magistrati in campagna referendaria per salvarsi le carriere e scongiurare l’Alta corte disciplinare prevista dalla riforma della giustizia. Ma il caso più eclatante in cui abbiamo visto la sinistra rincorrere la destra, per spiegare, sottolineare, rivendicare, chiarire ecc. ecc. è stato il convegno su Pasolini conservatore. Lì i travasi di bile ci sono stati e parecchi. E così tutti addosso al povero Pasolini per spiegarci quanto fosse antifascista nell’intimo, nel profondo, nell’essenza, come se non lo si sapesse già. Hanno quindi organizzato i loro controconvegni, di cui non ha parlato nessuno peraltro. Hanno poi scoperto che anche a destra si pubblica qualche libro ma hanno decretato che nelle fiere editoriali certi cataloghi non dovrebbero essere ammessi: hanno opposto la bieca e totalitaria censura alla libera circolazione delle idee, anche quelle che non piacciono, o che possono apparire scomode. E di mezzo c’è andata la casa editrice Passaggio al Bosco. Si fa una mostra sul Futurismo che ha un bel successo di pubblico? È il caso di mobilitare Report. In pratica la sinistra è perennemente sul piede di guerra per difendere un’egemonia che non è più tale, la sua, rispondendo con la censura e con il boicottaggio a ogni iniziativa che non sia scaturita dal proprio circoletto di intellò irreggimentati. Al Salone del libro di tre anni fa sono riusciti a imbavagliare Eugenia Roccella per un libro che parlava delle battaglie radicali e hanno fatto una colossale figura di palta. Ma se quelli di sinistra hanno bisogno di difendere la loro presunta egemonia con i divieti e con le liste di proscrizione non sarà la loro cultura che è in caduta libera, che è in crisi, che ha fallito?