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Gli adoratori italiani della dittatura cinese

Ma quale Costituzione, ma quali diritti? Da quando Giorgia Meloni ha vinto le elezioni e Donald Trump è stato rieletto presidente degli Stati Uniti, il meglio della sinistra italiana non fa che lanciare l’allarme democratico in Occidente
di Pietro Senaldisabato 16 maggio 2026
Gli adoratori italiani della dittatura cinese

3' di lettura

Ma quale Costituzione, ma quali diritti? Da quando Giorgia Meloni ha vinto le elezioni e Donald Trump è stato rieletto presidente degli Stati Uniti, il meglio della sinistra italiana non fa che lanciare l’allarme democratico in Occidente. Diventeremo un’autocrazia sovranista, è il mantra. Poi gli basta vedere un dittatore da vicino, per cadere in estasi in ginocchio. Gratta, gratta, il comunista viene sempre fuori. «A noi europei un poco rassicura sapere che c’è qualcuno più grosso e più composto dell’America uscita di senno, anche se è una potenza totalitaria, almeno secondo l’idea che ci siamo fatta dei diritti», scrive Michele Serra su Repubblica.

Parli per sé; il difensore della Costituzione affascinato da chi ha messo la dittatura in Costituzione al punto dal mettere in dubbio l’idea dei diritti che l’Occidente si è fatta. Delle due l’una: o l’antipatia per Trump ottenebra la sinistra al punto da farle preferire lo spietato e liberticida regime cinese, peraltro ferocemente sovranista; oppure i compagni di casa nostra con le dittature comuniste hanno un feeling ininterrotto che viene fuori a ogni occasione buona. Sono stati salvati dall’antiberlusconismo, diventato poi antimelonismo, con il quale hanno mascherato la loro vera natura totalitaria sotto un abito democratico che non gli si attaglia. L’amore per il regime ha contagiato perfino Radio24. Ieri mattina, in un programma dedicato agli esiti del vertice Usa-Cina, si è sentito dire nell’ordine: 1) che non bisogna temere la Repubblica Popolare perché, a differenza degli States, non ambisce a fare il poliziotto del mondo 2) che, questione di tempo, la Cina riabbraccerà Taiwan, che in fondo altro non è che una provincia ribelle, ragion per cui la maggior parte delle nazioni del mondo non la riconosce 3) che il Tibet ormai è argomento decotto, non se ne parla da almeno vent’anni e va bene così. Con tanti saluti alla democrazia e all’autodeterminazione dei popoli.

Si spera che sia solo un obnubilamento temporaneo. Si potrebbe pensare che siano tutti incantati dalla Cina perché non sanno cosa sia davvero, ci illudiamo di conoscerla e che sia innocua perché scendiamo al ristorante sotto casa a mangiare etnico e ci sorridono cerimoniosi. È in corso da parte della stampa e di molti analisti un’opera di normalizzazione del regime cinese, per farci sembrare l’orrore normalità. Ignoranza, stupidità o calcolo? Ciascuno scelga la risposta, certo il partito di Pechino in Italia cresce rapido e purtroppo inquieta poco. I cinesi sono gentili e gli americani villani, quindi la sinistra tutta forma e woke e zero sostanza e pragmatismo si fa incantare dai primi e disprezza i secondi. Abissi di ingratitudine. La democrazia si misura in loco e non dalle dichiarazioni dei politici: sono più liberi gli americani o i cinesi? Basterebbe l’esperienza del Covid a raccontarlo, e a spiegare molto anche della nostra sinistra. La sudditanza verso Pechino è tale che sono tutti incantati dalla lezione di storia di Xi Jinping allo zoticone Donald: la famosa trappola di Tucidide, ammonimento con cui il dittatore ha accolto il presidente. Avrà capito Trump la citazione di Sparta (Usa) che, spaventata dalla crescita di Atene (Cina), le ha mosso guerra e da lì il declino della Grecia, cent’anni dopo conquistata da Alessandro il Grande? Si chiedono gli analisti nostrani strafottenti. Chi lo sa? Resta che il conflitto comunque lo vinse Sparta, anche se nessuno lo ricorda, e quindi l’esempio di Jinping è più rassicurante per noi che per lui. Il dilemma è se sia più bullo chi ti dice “mi hai rotto le scatole, arrangiati” o chi ti rassicura “siamo amici, vieni qui ma fai tutto quel che ti ordino e non sgarrare”? Punti di vista: chi ama la libertà e l’individuo preferisce il primo, chi tifa dirigismo e gregge sceglie il secondo. Cosa sia destra e cosa sinistra non è un dettaglio nell’alternativa. Dal Vietnam al Giappone, dalla Corea del Sud a Taiwan, sarà un caso che, più si è geograficamente vicini alla Cina, più si ha voglia di America, di qualsiasi America?