Salis, inteso come Ilaria santa patrona delle case altrui, sui social scrive che «servirebbe il coraggio di compiere una scelta forte e controcorrente». In tivù l’europrodigio della Bonelli&Fratoianni, ex insegnante part-time d’italiano, ha da poco inventato il termine “zelanza”, che userà nelle prossime manifestazioni contro la riforma del ministro Valditara accusato di uccidere la scuola lui - ma la scelta di cui parla la docente è un’altra. «In un’epoca pericolosamente segnata da riarmo, militarismo e guerre sempre più vicine», twitta o dà mandato di twittare, «servirebbe il coraggio di compiere una scelta forte e controcorrente: abolire la parata militare del 2 giugno e restituire alla Festa della Repubblica il suo originario carattere civile, popolare e democratico». A Salis ha replicato in serata la premier Giorgia Meloni: «Reputo queste dichiarazioni non solo vergognose, ma anche indegne verso i tanti uomini e donne in divisa che ogni giorno servono l’Italia con disciplina, onore e spirito di sacrificio».
Secondo le autorità ungheresi, peraltro, la Salis voleva sopprimere anche un’altra parata, quella del Giorno dell’Onore, l’11 febbraio (in quel caso del 2023), quando a Budapest manifestano i movimenti di estrema destra, però questa è un’altra storia. Che Roberto Saviano, lo sceneggiatore di Spaccanapoli e non solo, dovrebbe studiare, in senso lato. Non conosce la differenza tra la X Mas della Repubblica Sociale e quella precedente, vanto della Regia Marina Italiana. L’autore di Gomorra (anche delle parti copiate) su Instagram ha pubblicato prima la sfilata del gruppo incursori del Comsubin e il loro grido «Decima» durante la cerimonia; poi, nella scena seguente, ha appiccicato la pernacchia di Eduardo De Filippo nell’“Oro di Napoli”. Sennonché lo spernacchiato del giorno è stato Saviano, ridicolizzato oltre che da se stesso da decine di commenti sotto il suo “post”.
Poteva mancare Tomaso Montanari? Sì, ma ridere fa bene. Sul Fatto Quotidiano lo storico dell’arte prestato al fascismo-nazismo-antimelonismo ha avuto il colpo di genio: «La parte del Paese che ha a cuore la pace, e la Costituzione, guarda sgomento a questa esibizione», la parata del 2 giugno, «che traduce in liturgia armata le infelici parole dell’inno nazionale (un altro pezzo di storia che andava serenamente pensionato dopo la Costituzione) per cui saremmo pronti non già alla vita, ma “alla morte”».
Fermi tutti, interviene la senatrice Alessandra Maiorino la quale tiene alta la bandiera del Movimento 5Stelle: «Non sarebbe meglio, per celebrare degnamente questo 2 giugno, pensare di introdurre una misura come quella descritta dai portuali di Genova a Francesca Albanese?». Tenetevi forte. «Una clausola di obiezione di coscienza per tutti coloro che lavorano nel settore dei trasporti e della logistica. Un’azienda mi chiede di contribuire a far arrivare armamenti a uno Stato che ha scatenato una guerra illegittima? I lavoratori possono rifiutarsi di gestire quel carico destinato allo sterminio di altri esseri umani, senza penalizzazioni. Possono farlo», spiega Maiorino, pure lei insegnante, «perché “ripudiano la guerra”, proprio come previsto dal dettato costituzionale. Voglio celebrare questo 2 giugno così», ci informa, «battendomi perché questo principio possa entrare nelle nostre previsioni di legge».
L’altra Salis, Silvia, sindaco di Genova, usa la ricorrenza per attribuirsi il merito della vittoria al referendum, quello sulla giustizia. Irrompe Sandro Ruotolo, eurobaffone dem: «In un tempo segnato da guerre, nazionalismi, paure e da una destra mondiale che troppo spesso alimenta la logica dello scontro e della forza, dobbiamo tornare allo spirito originario della Repubblica». Maurizio Landini, l’unico Landini dannoso per i lavoratori, rilancia: «Oggi il nostro Paese è tradito da chi ha smantellato il lavoro e i diritti». Chi è il segretario della Cgil che fa firmato 22 contratti collettivi sotto i 9 euro all’ora, 5 ai vigilantes?




