Mai più nessuno come Silvio. Se questa affermazione può dividere sul piano politico, di certo su quello comunicativo mette tutti d’accordo. A Silvio Berlusconi vanno riconosciute capacità non banali nell’uso del linguaggio, del corpo, degli oggetti fisici, delle situazioni.
È grazie alle sue doti naturali – ma anche a un’attenta regia e preparazione – che è stato in grado di diventare un imprenditore di successo e un politico amato e ammirato, in Italia e all’estero. Ma quali sono i segreti della sua strategia di comunicazione che ancora oggi restano validi? E chi, nel tempo, li ha a sua volta cavalcati con successo? Troviamo interessanti spunti di riflessione nella docuserie Il giovane Berlusconi, tre puntate su Netflix. Attraverso le voci narranti delle persone che sono state vicine a Silvio o che lo hanno seguito – da Fedele Confalonieri a Marcello Dell’Utri, da Achille Occhetto a Stefania Craxi – emerge il racconto del periodo che va dal 1976 al 1994. Dalla nascita di Fininvest alla discesa in campo.
Illuminante sul tema poi il saggio Silvio, ci manchi? Le tecniche di comunicazione che hanno cambiato la nostra vita (Roi Edizioni). L’autore, Patrick Facciolo, è analista della comunicazione. «Ha sostituito l’ipotassi della Prima Repubblica - le frasi complesse, le subordinate dentro le subordinate - con la paratassi: frasi brevi e coordinate», spiega Facciolo. Per rendersene conto, basta riascoltare le parole del suo video messaggio del 26 gennaio 1994: «L’Italia è il Paese che amo. Qui ho le mie radici, le mie speranze, i miei orizzonti. Qui ho imparato da mio padre e dalla vita il mio mestiere di imprenditore». Concetti semplici, chiari, immediati, evocativi. In più, privilegiava parole concrete a termini astratti. Prosegue Facciolo: «Diceva “una casa” dove altri dicevano “patrimonio immobiliare”, diceva “un milione di posti di lavoro” dove altri dicevano “occupazione. Le parole concrete attivano sia il sistema semantico sia quello immaginativo, producendo una traccia più ricca e in grado di essere ricordata».
Un altro punto di forza è stato l’uso del corpo e della fisicità. Il 13 dicembre 2009 in piazza Duomo, è oggetto del lancio di un souvenir, che lo colpisce in pieno viso.
Invece di proteggersi o nascondersi, Berlusconi si rialza, esce dall’auto e si mostra, ferito e sanguinante. Come non fare un parallelo con quanto accaduto a Donald Trump nel 2024? Colpito di striscio da una pallottola, con sprezzo del pericolo, anziché mettersi in salvo, si risolleva, alza il pugno e grida: «Fight!» Ma hanno usato bene il loro corpo anche Giorgia Meloni, quando ha camminato con gli scarponi nel fango nelle zone alluvionate dell’Emilia Romagna nel 2023. O Marco Pannella, quando digiunò per portare avanti le sue battaglie.
Un altro punto di forza di Berlusconi è stato l’uso degli oggetti, che hanno reso più concrete le sue idee e le sue promesse: dal contratto con gli italiani, firmato “fisicamente” in diretta tv, ai gadget di Forza Italia. Un esempio di uso meno efficace degli oggetti? Nel suo libro, Facciolo cita Elly Schlein che nel 2023 nello studio di diMartedì beve a canna da una bottiglietta.
Quando la comunicazione di Berlusconi ha smesso di funzionare? Forse quando ha smesso di adattarla al suo target di riferimento, aspetto in cui era maestro. Nella docuserie Il giovane Berlusconi è raccontato il suo discorso per il debutto del canale La Cinq. Lo ha tenuto in un ottimo francese, non mancando di compiacere i cugini d’Oltralpe con molti riferimenti ad hoc. «Il momento di rottura più clamoroso arrivò nel 2011. In piena crisi dello spread, dichiarò che in Italia i ristoranti erano pieni, mentre milioni di italiani stavano vivendo una percezione di benessere opposta. Contraddire il percepito è l’errore comunicativo più grave che un leader politico possa fare», conclude Facciolo.




