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OPINIONE

Perché vale più un contadino di un generale

di Alessandro Sallustigiovedì 18 giugno 2026
Perché vale più un contadino di un generale

2' di lettura

“Chi non semina non raccoglie” è un proverbio che nasce dalla saggezza contadina. Parole banali, come quelle di tutti i proverbi, eppure c’è chi pensa che la stagione della semina sia tempo perso, che sia inutile sporcarsi le mani e avere la pazienza di vedere che accadrà.

Dico questo perché quello che è successo ieri al Parlamento europeo - l’approvazione delle nuove direttive comunitarie in tema di contrasto all’immigrazione clandestina - non sarebbe accaduto senza la lunga e tormentata semina del governo italiano.

Quando il generale Vannacci si dice inorridito dal rapporto del centrodestra italiano - o di gran parte di esso - con Ursula von der Leyen, nega una banale verità: gli obiettivi politici si raggiungono trattando, non sfasciando; scambiando favori e addirittura cambiando alleanze in base all’interesse nazionale. Giorgia Meloni e i suoi hanno deviato il corso dell’Europa su un tema per noi cruciale, missione che avevano fallito tutti i suoi predecessori, anche quelli più blasonati come Renzi prima e Draghi poi. Il fatto che da oggi sarà più facile espellere chi non ha titolo di rimanere in un paese europeo, che sarà possibile utilizzare centri di accoglienza in paesi terzi sicuri (per intenderci, il modello Albania), che i ricorsi presentati ai tribunali contro i respingimenti non avranno più un effetto sospensivo automatico, che le espulsioni per gli individui a cui è stato negato l’asilo dovranno essere eseguite entro 30 giorni, che sono previsti periodi di detenzione nei centri fino a due anni e mezzo per i migranti considerati non collaborativi, ecco tutto questo lo ha chiesto e ottenuto il governo italiano, non Vannacci, non certo la sinistra italiana, non Conte.

«Vannacci? Non mi pongo il problema, per vincere bisogna governare bene», ha commentato ieri Giorgia Meloni. Mi sembra un buon programma di fine legislatura, il migliore antidoto contro chi la fa facile indicando i problemi ma non offrendo neppure uno straccio di soluzione davvero percorribile. In altre parole contro chi invece che seminare frutti preferisce seminare zizzania.