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Pd in cortocircuito: ecologia o lotta a Israele?

Compagni in tilt a Grosseto I dem si oppongono al maxi-progetto per il fotovoltaico: "Dietro ci sono i colonizzatori...". I pro-Pal esultano Ma ora chi glielo spiega ai verdi che si rinuncia all’energia pulita?
di Claudia Osmettivenerdì 14 agosto 2026
Pd in cortocircuito: ecologia o lotta a Israele?

2' di lettura

Ambientalisti sì, ma prima di tutto pro-Pal: ché sacrosanta la guerra ai combustibili fossili, non sia mai che qualcuno osi spostarsi in macchina e avanti tutta con l’energia rinnovabile che ci salverà dal petrolio e da ogni male dell’era inquinata moderna (amen e così sia). Però solo se non c’entra Israele. Altrimenti non vale più nulla. La battaglia ecologica si ferma davanti al sionismo, dopotutto ce l’ha insegnato Greta che è stata la prima ad accantonare le adunate del venerdì per un pianeta più pulito e a mettersi la kefiah tutti gli altri giorni della settimana. Nel nome del boicottaggio va bene boicottare anche le ideologie (l’importante è rendersene conto).

È che forse, invece, al fronte di quelli della Palestina-will-be-free, la situazione sta leggermente sfuggendo di mano. Prima fanno la guerra alla società farmaceutica Teva perché è israeliana e poi piangono se la sua sede in Italia annuncia un ridimensionamento del personale. Prima se la prendono con l’insensibilità occidentale che sfrutta risorse limitate per campare e poi chiedono il blocco dei maxi parchi fotovoltaici perché c’è il sospetto che si facciano affari con lo Stato ebraico. C’è qualcosa che non quadra. Della serie, cari signori del no su tutto (quando c’è di mezzo Gerusalemme), cari attivisti, militanti, propagandisti del green a (quasi) ogni costo, da che parte state veramente?

A Ribolla, nel Comune di Roccastrada, cioè nell’entroterra di Grosseto, gli ecologisti al cocomero (quelli con la scorza verde e l’anima rossissima) dovrebbero essere quantomeno un po’ in imbarazzo perché da un lato stavano giusto per dare il via a un impianto con 36mila pannelli solari per 19 megawatt di potenza e una trentina di ettari già validati dalla valutazione di impatto della Regione Toscana e col parere positivo della Sovrintendenza per il paesaggio incamerato, ma dall’altro si sono accorti (si è accorto un irriducibile pro-Pal locale) che dietro la società italiana che stava gestendo la pratica c’era una multinazionale israeliana (la Shikun & Binui) e l’entusiasmo s’è smorzato all’istante.

Parlano, adesso, con la sponda del Pd locale, di green-washing e di «speculazioni travestite», rimbalzano accuse alla Shikun di essere presente nei “territori occupati” (perché è chiaro che chiunque entri in Cisgiordania o operi nella Striscia sia un complice del genocidio eccetera eccetera tutta la solita tiritera), qualcuno ritira in ballo l’“apartheid” e addirittura la (supposta, per loro) violazione dei diritti umani: insomma, niente. Pure l’ente regionale di Eugenio Giani prende tempo per «approfondire la questione» e intanto campacavallo. Pazienza, poi, se la Toscana è la terza regione italiana in ritardo sugli obiettivi delle rinnovabili, pazienza se il ritornello (a parole) è quello di voler accelerare sugli impianti (in generale, non a Ribolla), pazienza se ci scappa pure l’ulteriore, ennesima figuraccia.