C’è sempre, soprattutto nella politica, quel sottile godimento per cui il nemico del mio nemico è mio amico. È il principio della realpolitik secondo il quale due parti in conflitto uniscono le forze per combattere, e possibilmente sconfiggere, un avversario comune. Così, il ripetuto attacco frontale di Donald Trump all’indirizzo di Giorgia Meloni è diventato il momento di giubilo della sfilacciata truppa che nel Parlamento italiano siede all’opposizione. È il fattore T, adesso, il gancio al quale si aggrappano i vari Conte, Schlein, Fratoianni e Bonelli per provare a contrastare il centrodestra alle elezioni del prossimo anno.
In assenza di un programma vero e ancora incerti se fare le primarie per scegliere il leader del campo largo che dovrà essere il candidato premier del centrosinistra, i capi della minoranza hanno intanto trovato il loro eroe, quel Donald Trump che fino all’altro ieri giudicavano instabile e pericoloso e che nulla c’entra con i democratici e con la sinistra europea e italiana che sia. Per costoro, infatti, il tycoon repubblicano è sempre stato il pazzo guerrafondaio che ci ha portato sull’orlo del baratro, il caso clinico da far studiare a medici e strizzacervelli, il misogino razzista che all’Italia ha portato solo guai. Questa è stata la costante narrazione dei progressisti uniti, con qualche eccezione se pensiamo a Giuseppi Conte pizzicato da Libero con l’inviato trumpiano Paolo Zampolli a conversare in un ristorante romano.
Anche JD Vance l'ha detto: "Meloni è una vera leader che può fare l'Italia grande"
Pubblichiamo ampi stralci della prefazione del vicepresidente degli Stati Uniti d’America, JD Vance, al libro-inte...Adesso però è tutto cambiato. Trump ha maltrattato Giorgia Meloni e al campo largo la cosa non dispiace affatto: ha trovato nel presidente americano il federatore che tanto aspettava. Basta sentire le dichiarazioni degli esponenti del centrosinistra o leggere le prime pagine dei giornali “anti-governativi”. Il succo è: “Trump è un bullo, ma Meloni impari la lezione”, “lui è un cafone, ma lei è stata vassalla”, a scorrere Repubblica, Domani, La Stampa. Mentre il Fatto quotidiano ha scelto di fare ironia nel suo titolo “La guerra delle ginocchiere” ventilando il timore di ripercussioni, da parte di Palazzo Chigi. Il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, ha perfino parlato alla Bbc: «Meloni non è credibile, ha trasformato l’esecutivo nel fan club di Trump». E chissà come andrà a finire. Il dem, Filippo Sensi, comunque, ha un’altra chiave di lettura. «Mi pare evidente», ha scritto sui social, «che, con i suoi attacchi sconsiderati e arroganti a Meloni, Trump stia provando a tutti i costi a far vincere la destra al governo alle prossime elezioni. Ma ti abbiamo sgamato, mascherina».




