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Giuseppe Conte, la figuraccia di un ex premier disabilitato

di Alessandro Sallustivenerdì 7 agosto 2026
Giuseppe Conte, la figuraccia di un ex premier disabilitato

2' di lettura

Ora si capisce perché Giuseppe Conte ci ha messo mesi a decidersi di presentarsi davanti alla Commissione parlamentare che sta indagando sul disastro del Covid. Ed è un perché semplice: il premier che ha gestito la pandemia non ha modo né carte per difendere l’operato del suo governo dalle accuse di ritardi, errori e sperperi di denaro pubblico emerse durante le tante audizioni. Per tre ore Conte ha provato a sfiancare la resistenza dei commissari con una arringa da principe del foro nella quale ha sostenuto (incurante del fatto che l’Italia sia stata il Paese che ha avuto più morti e più restrizioni di libertà tra quelli occidentali) di aver gestito l’emergenza pandemica in modo impeccabile e che senza di lui probabilmente saremmo morti tutti.

Poi è passato ad accusare, non si capisce a che titolo, l’attuale governo e Giorgia Meloni (all’epoca tutti i tre partiti oggi maggioranza erano all’opposizione) di svariate nefandezze e infine si è superato con un annuncio a sorpresa: una lettera anonima in suo possesso nella quale si sostiene che le mascherine dell’appalto da lui bocciato, costato al governo una condanna da duecento milioni (transati di recente da Palazzo Chigi a cento) erano farlocche. Peccato che si tratti di una tesi che il tribunale di Roma ha cassato senza possibilità di dubbio con una sentenza nel luglio del 2025.

Autocelebrazione, lettere anonime che spuntano da chissà quale pattumiera a distanza di anni: per riabilitarsi sarebbe stato sufficiente dire qualcosa tipo «sì, eravamo impreparati, abbiamo commesso tanti errori ed è probabile che qualcuno ne abbia approfittato, più di così non sono riuscito a fare» per riabilitarsi agli occhi degli italiani e strappare un applauso. Non lo ha fatto, resta un ex premier disabilitato.