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OPINIONE

Giuseppe Conte, i segreti dell'ex premier che chiede spiegazioni ma non spiega mai

di Alessandro Sallustigiovedì 25 giugno 2026
Giuseppe Conte, i segreti dell'ex premier che chiede spiegazioni ma non spiega mai

2' di lettura

Giuseppe Conte, ex premier e leader dei Cinque Stelle, ha detto ieri che “Giorgia Meloni è doveroso venga a fornire necessari chiarimenti al Parlamento e al Paese” sulle dichiarazioni del segretario Nato circa l’uso delle basi americane in Italia durante la guerra all’Iran. In realtà i chiarimenti tombali li ha già forniti il ministro Crosetto che ha liquidato la faccenda come una gigantesca bufala.

Ma non è questo il tema. Il tema è che Conte appena qualcuno parla o sparla dell’Italia lui in automatico chiama la Meloni a riferire in Parlamento perché il popolo sovrano deve sapere e capire. La sua esigenza di audire è una vera ossessione che a esaudirla premier e ministri dovrebbero passare la maggioranza del loro tempo a essere da lui auditi.

Benissimo, faccio mia questa ansia di trasparenza, che a ragion di logica dovrebbe valere per tutti, premier presenti e premier passati, soprattutto quando si discute di possibili scandali, di sistemi di potere opachi che lambiscono le istituzioni, di miliardi di soldi pubblici finiti in mille rivoli, di sicurezza nazionale e salute pubblica.

Perché la vera questione da chiarire non è se e quali aerei americani sono decollati dal sacro suolo, bensì chi, perché e come si è arricchito nei drammatici mesi dell’emergenza Covid.

Per cercare di dipanare la matassa da mesi è al lavoro una commissione parlamentare ad hoc e quello che emerge è inquietante da tutti i punti di vista: soldi, tanti soldi, finiti nelle mani di pochi, sempre gli stessi e alcuni di loro legati direttamente o indirettamente alla precedente vita dell’allora premier. Per la magistratura – al momento - non c’è stato nulla di illegale, ma a noi non basta, noi siamo come Conte con la Meloni: vogliamo capire. Solo che Conte fa il Marchese (del Grillo): io sono io e voi non siete nessuno. E tace, forte di un escamotage che sembra costruito ad arte: si è messo nella commissione che indaga sul suo operato da premier e in quel ruolo non può essere audito dalla commissione stessa. Bingo: il testimone di quello che potrebbe rivelarsi il più grande scandalo politico della storia repubblicana non può essere neppure interrogato.

Qualche cosa che assomiglia molto a una auto-immunità. Vero, presidente auditore ma non audito?

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