Ci sono momenti in cui un Paese dovrebbe fermarsi, anche solo per un istante, e ritrovare un briciolo di umanità comune. Un sindaco ottantenne, con la voce rotta dall’emozione, che davanti a una basilica gremita chiede di essere accompagnato nella preghiera perché sta affrontando un tumore, dovrebbe essere uno di quei momenti. E invece no. Invece c’è chi apre lo smartphone e scrive che spera in una «dipartita dolorosa e nella più completa solitudine».
Parliamo di Clemente Mastella, sindaco di Benevento, che nel giorno della festa della Madonna delle Grazie ha trovato il coraggio - perché di coraggio si tratta - di dire pubblicamente: «Anche io sono malato, spero di farcela». Una confessione intima, con gli occhi lucidi e la voce che tradiva la fatica di chi normalmente vive di parole sicure e battute pronte. Chiunque abbia un minimo di sensibilità residua avrebbe dovuto limitarsi al silenzio, o tutt’al più a un pensiero di vicinanza. Invece sono arrivati fiumi di insulti e sarcasmo gratuito. Ovviamente moltissimi sono stati soprattutto gli attestati di affetto e solidarietà.
Clemente Mastella, l'annuncio sconvolgente: "Sono malato, spero di farcela. Pregate per me"
Un fulmine a ciel sereno, un annuncio sconvolgente quello di Clemente Mastella. Con la voce rotta dall'emozione dava...Ma, come ormai accade sempre più spesso (è capitato qualche giorno fa anche alla ministra Roccella dopo la notizia della scomparsa del marito), accanto alla vicinanza è arrivato anche il volto peggiore dei social. Non basta più parlare di “leoni da tastiera”. È un’espressione che nel 2026 appare persino indulgente. Dietro certi profili si nasconde un rancore che aspetta solo un’occasione per manifestarsi. La malattia di un avversario politico diventa così un pretesto per dare libero sfogo a un odio che nulla ha a che vedere con il dissenso democratico.
I commenti comparsi sui social sono impressionanti. «Quando governano fanno i bulli, i disonesti e gli arroganti. Poi quando il buon Dio gli dà un “avviso” chiedono a coloro che hanno turlupinato di pregare per loro. Indegni e immondi, oltre che spudorati», scrive un utente. Un altro rincara: «C’è tanta gente che è malata ma non lo spiattella ai quattro venti. Questa volta i soldi non ti basteranno, né tutte le furberie che hai commesso».
Ma c’è chi supera ogni limite della decenza: «Pregherò per una tua dipartita dolorosa e nella più completa solitudine»; «Che possa svegliarti domani più freddo di un bastoncino Findus»; «Ce ne faremo una ragione», «È finita, peggio per te», «Non ci interessa». E chi la butta in politica: «Hai permesso a Berlusconi di vincere: non ho pietà». L’elenco potrebbe continuare. Tra gli insulti compaiono frasi irripetibili in dialetto, richiami al karma e auguri di morte pronunciati con una leggerezza inquietante. Chi ha questi pensieri non sta “facendo opposizione”. Sta semplicemente godendo della sofferenza altrui.
Si può non aver mai amato la politica di Mastella. Si può pensare che la sua lunga carriera, i suoi cambi di casacca, le sue alleanze spregiudicate meritino critiche feroci: è legittimo, è il sale della democrazia. Ma qui non si tratta di condividere o meno le sue idee, né di giudicare la sua lunga carriera politica. Un tempo, davanti alla malattia, anche il più acceso avversario politico si fermava. Oggi quella soglia sembra scomparsa, dissolta in un tritacarne digitale che non conosce eccezioni, non conosce pietà, non conosce nemmeno più la vergogna di essere scoperti. E se persino di fronte a un uomo che chiede pubblicamente di essere aiutato con una preghiera si trova il modo di infierire, allora il problema non è più la politica. È la tenuta morale di una società intera. Noi a Clemente Mastella auguriamo tutto il bene possibile.




