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Maduro e Xi? Tutto ok. Ma ora il Pd vuole processare Infantino

di Alessandro Gonzatomercoledì 8 luglio 2026
Maduro e Xi? Tutto ok. Ma ora il Pd vuole processare Infantino

3' di lettura

L’euro-sinistra vuole processare Infantino perché è amico di Trump e gli lecca il ciuffo, ma quando lo stesso Infantino, il capo del calcio, blandiva – ricambiato – il venezuelano Maduro o il cinese Xi Jinping, ai progressisti andava bene. Infantino, di nome Giovanni Vincenzo detto Gianni, forse ha fatto la porcata (anti)sportiva di far togliere la squalifica all’attaccante americano Balogun il quale altrimenti non avrebbe potuto giocare contro il Belgio e visto l’esito della partita forse sarebbe stato meglio per gli Usa. E però il Venezuela di Maduro, che il presidente della Fifa ha incontrato nel 2021, di porcate ne ha commesse ben altre tra cui massacri e persecuzioni, eppure non ricordiamo che gli eurodeputati abbiano mai chiesto alle federazioni calcistiche del continente di «indagare sul ruolo di Infantino».
Ora invece il gruppo socialdemocratico (di cui il Pd è il rappresentate più numeroso) e Renew, non essendoci altre priorità a Bruxelles se non quella di tartassare i sudditi, esortano le federazioni «ad accertare se il presidente della Fifa sia stato coinvolto nella decisione di sospendere la squalifica automatica di una giornata inflitta a seguito del cartellino rosso mostrato al calciatore della nazionale maschile Balogun (ma dai, pensavamo fosse feminile! ndr), e se le pressioni esercitate dall’amministrazione Usa abbiano influito su tale decisione». I primi tre firmatari del testo sono la socialdemocratica olandese Lara Wolters, il collega danese di partito Niels Fuglsang, e l’irlandese Barry Andrews (Renew).

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PENTASTELLATI
Alla protesta si è subito aggiunta l’eurodeputata dei 5Stelle Carolina Morace, della quale non rammentiamo lagnanze mentre Maduro incontrava Infantino, forse perché allora era appena stata sollevata dall’incarico di allenatrice della Lazio femminile. Tre anni prima se n’era andata lei dalla panchina di Trinidad e Tobago. «In una lettera cofirmata da numerosi membri del parlamento Ue, che ho sottoscritto, chiediamo l’avvio di un’indagine indipendente». Durante il colloquio Maduro-Infantino, ospitato al Palazzo Miraflores di Caracas, sede del sanguinario governo rosso, il capo della Fifa ha esposto i suoi progetti compreso quello di far disputare il Mondiale ogni due anni così da concedere maggiori possibilità di qualificazione alla “Vinotinto”, com’è chiamata la nazionale venezuelana. Maduro non vedeva l’ora di illustrare a Infantino il progetto del nuovo stadio di Caracas, «moderno e avanzato», a differenza delle case costruite col fango dallo stesso Maduro (deposto da Trump) e dal predecessore Chávez. Invero sarebbe stata bizzarra una protesta dei 5Stelle dato che l’anno prima, alla Camera, gli adepti del comico (Grillo) avevano organizzato un convegno – “L’#Alba di una nuova Europa” in cui è stata esaltata la rivoluzione bolivariana, il nuovo corso politico-economica che ha fatto scappare un terzo della popolazione.

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PECHINO
Veniamo a Xi Jinping, «Mister Ping» per Luigi Di Maio. Il presidente cinese ha espresso il sogno di ospitare il Mondiale nella sua democratica patria. Infantino, senza che nessuno avesse da ridire, ha coltivato l’amicizia e a luglio 2017 ha incontrato il dittatore comunista nella Grande Sala del Popolo, a Pechino. «Sappiamo che la Fifa sta prestando maggiore attenzione allo sviluppo del calcio in Cina», si era compiaciuto Xi, «e credo che la nostra collaborazione abbia un buon futuro». Il presidente aveva un altro sogno: che la Cina vincesse il Mondiale. La Fifa, negli anni seguenti all’incontro, ha spalancato le porte agli sponsor cinesi (Wanda Group, Vivo Communication, Hisense) secondo uno schema non scritto: moneta tonante in cambio di legittimazione sportiva e no. Tutto legale fino a prova contraria, capiamoci. Così come gli stretti rapporti che il capo della Fifa ha avuto con altri capi di Stato e governo, stavolta non dittatoriali, come il brasiliano Lula, l’argentino e peronista Fernández e più di recente con lo spagnolo Sánchez che ormai è circondato da indagati (fratello), rinviati a giudizi (moglie) e ha altri 126 fedelissimi sotto inchiesta. Che Trump abbia intrallazzato con Infantino è certo. Ma Infantino, semmai, andava indagato – non giuridicamente – quando per giustificare il Mondiale del 2022 in Qatar, Paese che discrimina i gay, sopprime i diritti e dove sono morti centinaia di lavoratori mentre costruivano gli stadi, disse che si sentiva in un solo colpo «qatarino, arabo, africano, gay e disabile».